Lavoro grazie ai beni confiscati alla mafia, al via corso di formazione ad Agrigento

Ancora un altro successo dello Stato nella restituzione di un bene confiscato alla mafia alla società del lavoro, alla comunità del bene comune.

Domani – lunedì 12 dicembre ore 15,30 – presso il Seminario Vescovile, il Consorzio Agrigentino legalità e sviluppo “consegna simbolicamente al mercato della disoccupazione le chiavi del corso di formazione che porterà i dieci giovani selezionati con bando pubblico, ad acquisire competenze e professionalità nel settore della gestione dei beni confiscati, della cooperazione sociale, dell’agricoltura biologica e del turismo responsabile”.

A dare il saluto inaugurale ai corsisti, il Prefetto di Agrigento  dr.ssa Francesca Ferrandino, il vescovo Mons. Montenegro, l’on. Maria Grazia  Brandara Presidente del CdA del Consorzio agrigentino per la legalità e lo sviluppo, il Presidente dell’Assemblea avv. Marco Zambuto, il Sindaco di Naro dr. Giuseppe Morello e il  dott. Umberto Di Maggio coordinatore regionale di Libera.

Nelle docenze saranno coinvolti rappresentanti delle organizzazioni professionali agricole e della cooperazione agrigentina


Partner della formazione: il Progetto Policoro della  Conferenza episcopale italiana e il sistema camerale con la Camera di Commercio  di Agrigento e Universitas Mercatorum.

Alla conclusione delle attività in aula, i corsisti saranno impegnati in un periodo di stage presso imprese siciliane che già gestiscono beni confiscati alle organizzazioni criminali e successivamente costituiranno la cooperativa che sarà dedicata al giudice  Rosario Livatino, le cui indagini antimafia portarono al sequestro dei terreni  che saranno coltivati dai giovani soci lavoratori”.

“L’azione congiunta del Consorzio e del suo CDA, della Prefettura, del Comune di Naro, di Libera e delle altre rappresentanze istituzionali e delle forze dell’ordine, dimostra – si legge in una nota – che dalle parole si può passare ai fatti. Fatti testimoniati dalla stampa e dalle TV locali che hanno seguito, pubblicandole, tutte le dinamiche e i percorsi dell’azione civile antimafia. E tutto è andato a buon fine. Agrigento, la sua provincia, le sue Istituzioni hanno di che essere orgogliosi”.