Arnone ‘cornuto’ e mazziato: minacce inventate e solidarietà avventate

Se non fosse una storia vera sarebbe incredibile.  Invece, è accaduto proprio quello che vi stiamo raccontando. La storia è questa: da qualche giorno ci martellano con la notizia secondo la quale dalle intercettazioni contenute nell’inchiesta “Self service” sarebbe emerso un episodio inquietante: minacce (ed insulti) al consigliere comunale Giuseppe Arnone. Immediatamente, il solito piccolo e disinformato circolo mediatico rilanciava comunicati di solidarietà.

Il primo firmato Giuseppe Lumia, addirittura componente della Commissione parlamentare antimafia che ha affermato: “Apprendo dalle notizie pubblicate sulle indagini in atto al Comune di Agrigento l’odio, con corredo di minacce, che i principali responsabili del malaffare agrigentino, adesso colpito dalla magistratura, nutrono nei confronti di Peppe Arnone. Secondo i ‘pregiatissimi’ signori intercettati dall’autorità giudiziaria, con in testa il capo dell’Ufficio urbanistica, Arnone meriterebbe un “cappotto di legno” ed è pure ritenuto, sempre a causa delle sue battaglie, un “gran pezzo di cornuto”. Seguono altre amenità.

Il secondo lo firma il senatore Francesco Ferrante che rilancia le sue “considerazioni in ordine alla situazione agrigentina, anche a seguito di quanto emerso dalla intercettazione telefonica tra l’ex capo dell’Urbanistica e un consigliere comunale sul “cappotto di legno” da dare a Giuseppe Arnone. Nella conversazione, i due si riferivano a Giuseppe Arnone, apostrofandolo come “gran cornuto” e meritevole di un “cappotto di legno”, e ciò a causa delle denunce che Arnone, proprio in quei giorni, aveva inviato all’Autorità giudiziaria”.



Ferrante nello stesso documento denuncia il silenzio di pezzi della stampa su questa vicenda e loda quanti, invece, tale notizia hanno riportato. Grandangolo, come al solito, ha voluto approfondire tale questione anche perché avendo pubblicato molti degli atti dell’inchiesta “Self service” non si era accorto di tale “gravissimo” episodio.  La conversazione cui fanno riferimento i due senatori è contenuta nelle pagine 356-359 della misura cautelare e in nessuna riga i due interlocutori, ossia l’ingegnere Sebastiano Di Francesco e il consigliere comunale Carmelo Picarella pronunciano frasi minacciose nei confronti di chicchessia. Anzi avviene l’esatto contrario. Ed è una storia che va raccontata.

Picarella (che per insultare Arnone non ha bisogno di essere intercettato) chiama Di Francesco per informarlo che era stata mandata a giornali e Procura una lettera anonima a sua firma (apocrifa) gravida di accuse nei confronti dello stesso Di Francesco. Picarella, visibilmente contrariato, afferma che non è l’autore della missiva ed anzi sospetta, dicendolo chiaramente, di Giuseppe Arnone che – secondo il consigliere – fa queste cose per creargli difficoltà. Sempre Picarella racconta di essere stato fermato in via Atenea da Arnone che, dandogli del lei, lo informava della missiva anonima che avrebbe mandato alla Procura della Repubblica e che non credeva che fosse lui l’autore. E Picarella comincia a leggere, al telefono, la lettera anonima a Di Francesco compreso il passaggio del “cappotto di legno” che, tuttavia l’anonimo dichiara di non voler regalare ad Arnone.

Proprio le tre parole oggi usate da Lumia e Ferrante per solidarizzare con Arnone, cappotto di legno, appunto, colpiscono Picarella: “Sono le stesse parole che Arnone ha usato in un manifesto contro di me affisso qualche tempo prima”. Ed è lì che scatta l’insulto, questo si vero: “Cornuto”. E’ un cornuto grida Picarella queste cose le fa lui”. A scanso di equivoci, di seguito pubblichiamo l’intera intercettazione affinchè l’opinione pubblica possa autonomamente dare un giudizio. Nessuna minaccia, dunque, e nessun cappotto di legno per Arnone che, tuttavia, già nel 2010, quando venne fuori l’anonimo ci provò a sentirsi minacciato (ma non ottenne mediaticamente l’effetto sperato) mandando l’anonimo in Procura corredato da denuncia. Alla quale fece seguito altra istanza-denuncia avente per tema proprio l’ing. Di Francesco che la Procura ha liquidato così: “Il modo di esporre dell’istante, il porsi come unico conoscitore della realtà agrigentina, lasciando intendere che da tempo la propria saggezza è stata inascoltata dalle istituzioni, costituisce un atteggiamento ripetuto e quasi ossessivo, che può giustificarsi in sede di controversia politica, ma che giammai può condizionare, da qualsiasi angolazione, l’attività di questo Ufficio, attività subordinata esclusivamente a quanto stabilito dalla Legge. Alla luce di quanto sopra  evidenziato, pertanto,  si rigetta  l’istanza in oggetto”. In un sol colpo il teorema di Arnone, Lumia, Ferrante e le testate amiche è stato spazzato. Speriamo riescano a provare un pò di vergogna.

IL TESTO INTEGRALE DELL’INTERCETTAZIONE

Vi riportiamo integralmente cosa hanno scritto la Squadra Mobile e la Digos nel loro rapporto da pagina 356 a pagina 359 della misura cautelare:. Nessuno minaccia Arnone, anzi. Ecco il testo: “Va rilevato che in data 26.08.2010 è stata intercettata la conversazione telefonica di cui al progressivo nr. 2164, avvenuta alle ore 20:04 sull’utenza cellulare nr. 347xxxx in uso a Di Francesco Sebastiano  (telefonata in entrata dall’utenza nr. 0922 xxxx intestata  ed in uso al consigliere comunale Picarella Carmelo, nel corso della quale Picarella Carmelo riferiva al Di Francesco che non era egli l’autore di un esposto, indirizzato alla Procura della Repubblica di Agrigento e ad alcuni organi di stampa, avente ad oggetto il presunto rilascio di concessioni edilizie illegittime da parte del Di Francesco in favore dell’architetto Vullo Pietro. Nel riportare integralmente la trascrizione della conversazione, si rileva che il predetto esposto è stato consegnato alla P.G. operante dall’architetto Vullo Pietro (finito recentemente nell’inchiesta “Self service” ndr). Questo il contenuto integrale della telefonata:  Di Francesco: Pronto; Picarella: Nuccio, Carmelo Picarella sono. Dove sei Nuccio? D: a casa a San Leone; P: mi è arrivata una ..inc.. mi è successo un fatto strano; D: che ti è arrivato; P: passando da via Atenea, no? mi sono fermato che mi sono preso in macchina stesso una cosa di quelle ricostituenti, laterale c’era quello l’amico mio, si avvicina a me, si avvicina, io strano; mi ha dato del lei e mi ha detto c’è stato oggi al comune, no ho avuto da fare, perchè c’è una nota gravissima a sua firma. Io non so niente. Comunque mi dice oggi gliela mando ce l’ha il fax e dico sì; gli ho dato il fax e mi fa gliela mando, ed ho qua la lettera; D: e chi l’ha scritta? P: e vieni qua, che so, viene firmata c’è il nome mio e tutta mia, che parla di te, parla di quello, parla di lui, io ho fatto la cosa alla procura eccetera, io mi rendo conto che è falsa però mi dice ho dovuto intervenire. Se vuoi te la leggo, te la leggo aspetta un  minuto. Qua è, la lettera presunta mia, no? D: sì. P: c’è messo alla Procura della Repubblica, al Giornale di Sicilia, al giornale La Sicilia, al settimanale Grandangolo. D: eh; P: Peppe Arnone, la stessa nota inviata alla Procura della Repubblica di Agrigento e agli organi di stampa, denuncia il boom e il tuo miserabile silenzio sulla vicenda di truffa e falso aggravato che sta deturpando il territorio di Agrigento. Mi riferisco alla concessione edilizia che grazie al tuo amico architetto Pietro Vullo e ingegnere Di Francesco, che finge di combattere, stanno trasformando questa martoriata città, i tuoi amici a suon di mazzette di povera gente che ha bisogno di costruire, che agiscono sotto il tuo silenzio  D: ma che cosa? P: di tomba, concessioni, autorizzazioni di destra e sinistra; D: a quali sono tutte ..inc.. P: a Villaggio Mosè e pieno di porcherie sotto il tuo bene placido, perchè non controlli le concessioni edilizie rilasciate al tuo amico Pietro Vullo in via dei Fiumi, proprio sotto Claudio Lucia quello che fa tettoie in legno, come mai questi fabbricati agricoli che servono per speculazioni non sono stati deturpati come facesti per Timpa dei Palombi?  Sei diventato buono e allineato all’improvviso e c’è sotto qualche cosa che non si  può sapere, magari per evitare che il tuo amico Angelino Alfano venga disturbato da qualche arresto eccellente, bravo Peppe continua ..inc.. questo come se lo avessi fatto io. D: sì, sì. P: cosi che ti tolgono pure la tessera da Lampedusa e ti danno quella dei conigli, e poi c’è una frase che lui mi ha messo nel manifesto, e se non fossi galantuomo e non ci sarebbe questo caldo ti farei un bel cappotto di legno; D: ..inc.. P: questa è la lettera presunta che ho fatto, sì, Professore Comunale Carmelo Picarella, una firma c’è una sigla. Poi c’è una nota fatta da lui, che scrive ..inc.. che scrive, che dice che allegata alla nota con minaccia nei confronti dell’avvocato Giuseppe Arnone protagonista ed illeciti a carico dell’ingegnere Sebastiano Di Francesco, ad apparente firma del  Consigliere Comunale Carmelo Picarella.  Ritengo opportuno portare a conoscenza delle Autorità in indirizzo, la nota che allego, sporgendo contestualmente querela per quanto riguarda le minacce e le offese in essa contenute, ma al di là dei reati perpetrati a mio danno, chiedo che gli organi comunali e la stessa Procura della Repubblica verificano ciò che sta avvenendo relativamente a concessioni edilizie rilasciate dall’ingegnere Di Francesco, e che interessano tale architetto Pietro Vullo, concessioni rilasciate in via dei Fiumi. Il sottoscritto coglie l’occasione per significare sia gli organi comunali e al Procuratore della Repubblica, di avere le certezze della attività illegale posta in essere dall’ingegnere Di Francesco; D: ah, ah, (si sente ridere Di Francesco); P: nella gestione del settore urbanistico e, anzi chiede al Sig. Procuratore di essere escusso, nei tempi più brevi, per illustrare il quadro di dette illegalità meritevoli anche di provvedimenti interdettivi finalizzata a facilitare l’attività di Di Francesco medesimo. D: addirittura;  P: sì, io ancora… se vuoi sali che ti faccio le copie, infatti io, io, io per dirti la verità sono stato in silenzio, ho cercato di contattarlo ora che mi è arrivato questo, per dirglielo io intanto non ho fatto questo, io ho impressione che queste lettere le fa sempre la stessa persona; D: sì; P: a me per attaccare; D: sì, sì; P: sì perchè, non è perchè sta parola che mi dico qua “e se non fossi galantuomo e non ci sarebbe questo caldo ti farei un bel cappotto di legno”, lo sai che mi ha fatto il manifesto? D: sì, sì; P: lui, il cappotto di legno, le stesse parole; D: eh va bè sempre lui è; P: sì, secondo me lui le fa apposta stè cose perchè è un cornuto nato e basta; D: sì, sì; P: comunque io qua sono gioia; D: mi fai una cortesia, no io non salgo stasera Carmè; P: uhm…; D: domani mattina quando salgo; P: si qua c’è mio figlio ..inc..; D: lo metti in una busta, domani mattina quando salgo; P: sì; D: verso le 8,15; P: sì, ti dò la mia, la mia, quella presunta mia e quella risposta che lui ha mandato in Procura, ho impressione che macchina qualche cosa; D: e va bè lui macchina sempre contro di me, minchia fuoco alla legna mette; P: è un cornuto che non ce n’è; D: è un cornuto che si fa; P: mi ha appioppato sta cosa facendo finta che l’ho fatta io; D: sì, sì; P: per uscire… no ma io lunedì intervengo per questo io, intervengo; D: Carmè ti posso dire una cosa, tutto quello che si fa, c’è a monte un piano regolatore votato, approvato, ma che cazzo vogliono? Cioè; P: cioè che è un pezzo di cornuto, ma come mai mi ha fermato… mi fa…mi ha fermato, mi ha dato del lei, mi ha dato del lei, c’è stato al Comune oggi c’è una cosa gravissima fatta; D: ma chi è che ti ha fermato? lui stesso? P: lui, io mentre ero in via Atenea; D: sì; P: che mi sono fermato a prendere una cosa, una bottiglietta di ricostituente; D: sta minchia; P: eh, e mi sono fermato e mi ha detto sa c’è una cosa grave fatta da lei, una lettera firmata con la sua firma, che io, lui mi ha detto io non ci credo, lui stesso mi ha detto non è sua, però è firmata sua ed io ho risposto; D: e beh,  facciamolo rispondere… scriviamo… facciamo…diciamo… c’è gente che rosica Carmè; P: ma è una cosa, ma è una cosa, io mi… io mi sono sentito male e questo mi disturba ancora; D: sì, sì; P: va bè domani mattina passa di qua che ti faccio avere; D: domani mattina me la prendo, grazie; P: ciao, ciao, ciao; D: ciao.

Tratto da Grandangolo 51 del 24 dicembre 2011