Di mattina, con la realizzazione della camera ardente all’interno della sala consiliare “Leonardo Frenna” del palazzo comunale, migliaia di riberesi hanno voluto rendere omaggio ad Emanuela Guddemi e a Giovanni Ragusa, nelle due bare di legno ricoperte di rose bianche, sui cui hanno campeggiato due grandi foto dei giovani, una maglia e una sciarpa della squadra di calcio del Ribera e due scarpine bianche di stoffa per la creatura che la ragazza aspettava.
Il lutto cittadino è stato rispettato da tanti negozianti, specie del centro storico, che hanno abbassato le saracinesche. La polizia municipale ha provveduto a deviare il traffico veicolare. Nel tardo pomeriggio di ieri, le due bare sono state portate a spalla da amici dei due giovani e poste davanti all’altare centrale nell’attigua chiesa madre, già colma prima dell’arrivo delle salme. Tanta gente è rimasta fuori, perfino sotto il sole. Un silenzio “assordante” per diverse ore, come se la vita si fosse fermata, come si sono fermate la vita e la speranza della giovane coppia. Durante la messa l’arciprete don Giuseppe Maniscalco, nell’omelia, ha toccato il valore della famiglia, consacrata da Dio e ha sottolineato che Emanuela, Giovanni e il bambino in grembo si sono presentati, insieme, al Signore. Parole di solidarietà sono state espresse dal sindaco Pace, dal consigliere Brisciana e da decine di giovani amici che hanno voluto ricordare con il cuore Emanuela e Giovanni.
Enzo Minio
