24 Febbraio 2024
Agrigento e ProvinciaSicilia

Pd siciliano alle urne nel caos, nell’Agrigentino in testa Zambito (VIDEO)

Alle urne tra scontri e polemiche i democratici siciliani. Sospesi e rinviati a data da destinarsi i congressi provinciale e cittadini a Catania e provincia. La decisione è stata assunta al termine di una lunga riunione della commissione congressuale provinciale, alla presenza del responsabile nazionale organizzazione del Pd Nico Stumpo. La sospensione è dovuta alle polemiche emerse negli ultimi giorni in riferimento alle operazioni di tesseramento in diversi circoli, il Pd sta facendo i conti con le nuove regole del tesseramento allargato voluto da Renzi per dare ai nuovi arrivati la possibilità di votare ma che sta creando il caos nei congressi. “Mi pare una decisione saggia”, ha dichiarato il segretario del circolo di Acireale Antonio Raciti. “Il partito – ha aggiunto – ha bisogno di un segretario provinciale forte, eletto con procedure trasparenti e senza ombre”.


Anche in provincia di Trapani i due candidati a segretario provinciale Iacopo Torrisi e Mauro Mangano hanno deciso di comune accordo di ritirare le proprie candidature.
“Tale scelta – informa una nota – scaturisce dalla necessità di evitare, in una fase convulsa, lo svolgimento di un congresso che si stava caratterizzando più per le polemiche e gli scontri che per un confronto utile alla crescita e al rilancio del partito. L’esigenza di una ricomposizione unitaria e la volontà di avviare una nuova fase nella vita del partito ha consigliato ai due candidati, come a tanti dirigenti e militanti che li hanno sostenuti, di privilegiare il lavoro comune per preparare in una fase successiva, ancora da definire, un confronto congressuale più sereno e costruttivo. Alla luce di tale decisione le procedure congressuali a tutti i livelli sono ovviamente sospese”.

Ad Agrigento si vota malgrado i veleni. Il faccia a faccia è tra Giovanna Iacono di Santa Elisabetta, sostenuta dai deputati Capodicasa e Iacono, e Peppe Zambito di Siculiana, appoggiato dai parlamentari Panepinto, Moscatt, Lauricella e dagli assessori regionali Lo Bello e Scilabra. Tutti e due i candidati hanno il sostegno di due diverse componenti dei renziani che non hanno presentato un loro candidato ma che si sono presentati “in massa” ai seggi e provenienti da diversi partiti. Pippo Sinesio di Porto Empedocle ha ritirato la sua candidatura per appoggiare Zambito in vantaggio nei risultati parziali. Già concluse le votazioni ad Agrigento Centro, Aragona, Calamonaci, Casteltermini, Castropfilippo, Realmonte, Sambuca di Sicilia e in uno dei circoli di Lampedusa, si apprende dalla federazione provinciale.
Scoppia il “caso Lampedusa”, così scrive in una nota Peppino Palmeri: “Fino a prova contraria a Lampedusa il Pd è rappresentato dal sottoscritto oltre che dal sindaco, dagli assessori, dai consiglieri comunali e dagli iscritti. Il congresso qui si svolge domenica 27 ottobre. Se è vero che esiste un altro Pd allora qualcosa non va. E diventa grave se nel mezzo di questo imbroglio c’è la complicità di qualche dirigente provinciale. A Lampedusa esiste un circolo regolarmente costituito, il Pd è al governo del Comune, il sindaco Giusy Nicolini è iscritta al Pd, assessori e consiglieri del Pd. Come si può sopportare che nell’isola esiste un altro Pd che con la complicità di qualcuno osteggia e combatte l’attuale sindaco e amministrazione?”.
Non mancano altre polemiche: “Volti giovani e nuovi – scrivono in una nota Luigi Sferrazza e Anthony Carlino, membri della segreteria provinciale del Pd – si affacciano alla guida della federazione: questa fase nuova avrebbe dovuto avere una forte caratterizzazione di unità per dare forza e sostanza al nuovo che si afferma. In questi giorni, invece, è ancora forte il rischio di dovere assistere al confronto delle tessere artefatte e delle adesioni gonfiate e, peggio ancora, a contrapposizioni che, ci auguriamo non succeda, possano degenerare e sfociare in atti di inaudita violenza verbale e, fisica”.
Fuori programma durante le votazioni ad Agrigento con un “blitz” di Giuseppe Arnone (già espulso dal Pd)  finalizzato a riavere la tessera per poter votare.