Sarà inaugurato il 26 dicembre alle ore 17 il Presepe vivente di Cammarata edizione 2016 che andrà in scena il 26, il 28 e il 30 dicembre e poi l’1, il 5 e il 6 gennaio 2017.
Il presepe, nel caso di Cammarata, è una manifestazione religiosa e folkloristica, che dà la possibilità di fare un salto nel proprio passato e insieme alla natività di Gesù permette, ad una comunità, di celebrare le proprie origini, in una cornice di sacralità e di magica atmosfera. I confini tra umano e religioso, mistico e fantastico, restano, in questo caso, nelle rigide definizioni degli antropologi, che qui cedono posto ad una fusione armoniosa, in cui è interessato tutto l’uomo.
Percorrendo a piedi l’itinerario del presepe i visitatori rimangono incantati dinanzi alle varie scene, che riconducono lo spettatore alla famiglia, alle arti popolari e ai mestieri di una volta. E’ la ricostruzione del passato, come viene percepito e idealmente immaginato dai contemporanei. Con l’aiuto dei ricordi e delle persone più anziane si ricreano, la vita e le abitudine di una volta. I giovani hanno la possibilità di vivere, seppur in modo simbolico, l’atmosfera del passato, calandosi in essa e recependone i valori cristallizzati dalla tradizione. In questa cornice la comunità si fonde e si rigenera.
Gli anziani, custodi viventi della memoria, vengono interrogati e ascoltati come oracoli. Loro, gli unici depositari viventi della tradizione, diventano i registi dell’apparato scenico e le uniche fonti da cui attingere una sterminata serie di particolari. E’ un momento importantissimo in cui avviene naturalmente la trasmissione dell’identità e dei valori che la determinano. Ci si sente fieri di appartenere ad una comunità cittadina e nella fattispecie, ad un quartiere o rione. Un’operazione necessaria alla vita della comunità, che garantisce la continuità tra passato e presente.
Affascinante è la ricostruzione dell’ambiente familiare e la presentazione della classica famiglia contadina stretta al focolare domestico. Tutto rivive nella gestualità dei personaggi; incontriamo “u picuraru” che dopo aver governato il gregge, rimesta il latte fresco appena munto dalle pecore, nel pentolone di rame stagnato per trasformarlo in ricotta da offrire ai visitatori; ci sono le donne che lavorano al telaio o affaccendate a preparare impasti di dolci e pane e inondare l’aria di odori che si mischiano tra le grida degli uomini che per le strade strillano le loro mercanzie e il vociare dei ragazzi!
Anche gli artigiani sono all’opera ognuno nella propria bottega: “ u falignami” curvo sul bancone, va su e giù con la pialla a modellare il legno; il rumore assordante del fabbro, che batte il martello sulla suonante incudine e poi il canestriere con la sua arte di intrecciare i vimini, mentre nella porta accanto lavora “u consapiatti” intendo a riparare con il fil di ferro gli utensili rotti, e “lu scarparu”. Tutti con i loro attrezzi pronti per essere utilizzati ancora una volta.
Tratto dal libro “il Presepe vivente a Cammarata” di Padre Vincenzo La Mendola. Pubblicato nel mese di Ottobre 2011, rif. pag.18 e 19.

