“Se ne parla da anni, ma rischiamo anche in questa legislatura di non avere un quadro normativo ad hoc per un settore che vale 14 milioni di arrivi enoturistici e 2,5-3 miliardi di euro, secondo l’ultimo Osservatorio di Città del Vino-Università di Salerno”. Così, dopo la presa di posizione dei territori e delle Strade del Vino, rilanciata con una nota congiunta nei giorni scorsi, anche Città del Vino torna a far sentire la sua voce sulla necessità di una legge di sistema sull’enoturismo per far decollare un settore dal grande potenziale in termini economici e occupazionali. E mentre impazza in tutta Italia l’estate del vino, tra feste nei luoghi pubblici, sagre, eventi serali, l’Associazione nazionale Città del Vino “ribadisce la necessità – come riporta l’AdnKronos – di una strategia nazionale per rilanciare il settore: una strategia che non prescinde dai territori, dai Comuni e dalle Strade del Vino, ideali e capillari cabine di regia pubblico-private”.
Auspicando, quindi, che si arrivi all’approvazione entro fine legislatura, Città del Vino rilancia le proprie posizioni su alcuni punti chiave, condizione necessaria per dare slancio al settore: “Finanziamenti ad hoc ai territori per efficaci strategie di promozione enoturistica di medio-lungo periodo; analisi e monitoraggio costante del mercato e delle tendenze; sostegno e finanziamento delle Strade del Vino, ideali cabine di regia sui territori per fare da collante tra il pubblico e gli operatori privati coinvolti a vario titolo (cantine, alberghi, ristoranti, enoteche, musei, agenzie di servizi, Comuni, proloco, etc); ma anche norme più chiare per la somministrazione e la vendita dei vini in cantina”. ”Pieno sostegno alle preoccupazioni di chi opera sui territori, a stretto contatto con gli enoturisti, con impegno, poche risorse e un vuoto normativo che da anni chiediamo di riempire con una legge che dia dignità e giusto peso all’ENOTURISMO come settore strategico nazionale”, sottolinea il presidente di Città del Vino, Floriano Zambon. “Un fenomeno – ricorda – che le Città del Vino promuovono e studiano da anni con strumenti, azioni, iniziative; tra queste, l’Osservatorio realizzato con l’Università di Salerno, ad oggi l’unica e puntuale fotografia del mercato enoturistico in Italia”.
“Sbaglia – avverte Zambon – chi pensa a modelli all’americana o all’australiana: in Italia il turismo del vino non prescinde dai territori. Abbiamo bellezze, prodotti, tradizioni, una storia lunga secoli che ci ha lasciato in eredità patrimoni artistici e monumenti che tutto il mondo sogna di visitare. Sono questi i contesti dei vari attori in campo, dalle cantine a chi fornisce i servizi all’enoturista”. “Lasciamo quindi i modelli privatistici a chi non può vantare una storia e un’eredità come la nostra e di altri Paesi in Europa. Smettiamola anche di pensare alle amministrazioni locali come mere erogatrici di servizi, dalla raccolta differenziata alla segnaletica. L’impegno dei politici e dei sindaci, che hanno un mandato elettorale conferitogli dai cittadini sui programmi, è anche di favorire una visione di lungo periodo che faccia crescere tutti, il privato e il pubblico, entro orizzonti condivisi”, incalza. “Questo vale per tutto, ma riportando la questione all’enoturismo – conclude Zambon – è chiaro che le Strade del Vino possono essere uno strumento, anche se non esclusivo, per realizzare questi obiettivi sui territori. Certo, alcune funzionano, altre non sono decollate per incapacità gestionali o mancanza di risorse. Ma non generalizziamo, anzi prendiamo ad esempio quelle Strade che rappresentano una buona pratica enoturistica e ripartiamo da queste per ridisegnare il futuro”.
