“Don Pino Puglisi – ricorda Mattarella – nacque nella borgata di Brancaccio, proprio il 15 settembre di ottant’anni fa. Nello stesso giorno del 1993, i killer lo uccisero su comando in un agguato infame, in quel quartiere che lo aveva visto crescere e nel quale era tornato a operare da adulto, divenendo un segno e un simbolo di riscatto sociale, di solidarietà, di resistenza contro l’oppressione criminale.La sua è stata una vita di coerenza a servizio dei più deboli e svantaggiati, per aiutarli nel bisogno, ma anche per liberarli dalla spirale di emarginazione e illegalità, e aprire così la strada verso una piena cittadinanza. La forte vocazione pastorale di don Pino Puglisi e la sua spiritualità si sono radicate sempre più in una condivisione con la gente, fatto che tanto ha spaventato l’organizzazione mafiosa. Don Pino aveva un dialogo proficuo con i giovani, e grazie alle sue doti di educatore ha gettato numerosi semi, poi germogliati, i quali hanno dato buoni frutti.Per questo suo impegno è stato assassinato. L’esempio e l’insegnamento di don Pino Puglisi sono più che mai vitali: sconfiggere la mafia è compito primario delle istituzioni, ma ad esso partecipa ogni cittadino con l’esercizio dei diritti e dei doveri civici, con il rispetto della persona, con il contrasto al malaffare, contribuendo alla crescita e allo sviluppo”, conclude.
