
“Una fibrillazione atriale – ha spiegato il cardiochirurgo Giovanni Ruvolo al Giornale di Sicilia – è una aritmia con battiti irregolari. Può provocare delle embolie periferiche, quindi se l’embolo parte per il cervello il rischio è quello di un ictus, se parte per la gamba può essere quello dell’ischemia. Ma soprattutto la fibrillazione atriale è una delle principali cause dell’ictus, perché si formano dei trombi nell’atrio sinistro che si muovono verso il cervello provocando l’ictus. E’ importante, come sempre, la prevenzione sia per scoprire che per curare le patologie. La terapia per la fibrillazione atriale, se individuata dopo non molto tempo dall’insorgenza, prevede un trattamento farmacologico oppure una cardioversione elettrica, per trasformare il ritmo di fibrillazione in ritmo sinusale, quindi se si scopre precocemente si può ristabilire il rito normale. Quando viene individuata una fibrillazione atriale – ha aggiunto – si sottopone il paziente a un trattamento anticoagulante per ridurre o impedire la formazione di trombi che poi possono provocare delle embolie. Spesso, purtroppo, i pazienti sottovalutano i sintomi che indicano la fibrillazione atriale. Sentono il cuore battere forte, magari a frequenza non molto elevata, ma con un battito comunque irregolare. Allora il paziente non percepisce il pericolo, lega magari questi sintomi a un po’ di stanchezza, non si rivolge al medico e quindi non si accorge del problema. Un dato – ha detto Ruvolo a proposito del 3% della popolazione con fibrillazione atriale – che apparentemente non è altissimo ma di fatto, vista la tipologia di danni che può provocare la patologia, è da considerare un fattore importante, soprattutto perché sconosciuto. La prevenzione per la fibrillazione atriale è fondamentale, in questo caso, quando si avverte una palpitazione irregolare, basta fare un elettrocardiogramma per individuare la patologia e quindi curarla”.
