“La riforma della bonifica – sostiene Mara Rosaria Coletti – va affrontata diversamente, vanno coinvolti gli agricoltori in quanto è nel loro interesse che i consorzi funzionino. La fretta del ‘fare’ ha semplicemente unito quello che non può essere semplicemente unito; i consorzi di bonifica non sono carrozzoni, devono essere deputati alla difesa e tutela del suolo alla valorizzazione del territorio per lo sviluppo della produzione agricola nel rispetto dell’identità e la vocazione locale.
Per fare questo – aggiunge la presidente provinciale della Fagri agrigentina – bisogna seguire la natura, i confini naturali i bacini idraulici che superano i confini comunali e provinciali e che in campagna non sono visibili. Non è solamente riorganizzando la dirigenza che si otterranno risultati; ad ognuno il proprio posto. I dipendenti non hanno solo il diritto allo stipendio: lavorano in nome e per conto dello stato e svolgono un servizio all’agricoltore e alla cittadinanza tutta: meritano anche rispetto e considerazione”.
