Cattolica Eraclea, ex sindaco Termine a giudizio per la morte di Liborio Campione nel magazzino comunale

Omicidio colposo perché avrebbe consentito che il cinquantenne Liborio Campione, senzatetto del paese, vivesse in un capannone di proprietà del Comune con un impianto elettrico disastrato che ne provocò la morte a causa di un cortocircuito causato, forse, dall’uso di una stufetta che incendiò il magazzino. Con questa accusa l’ex sindaco di Cattolica Eraclea Nicolò Termine è stato rinviato a giudizio. Come riporta il Giornale di Sicilia oggi in edicola, a decisione di disporre l’approfondimento dibattimentale è del giudice dell’udienza preliminare Luisa Turco che ha accolto la richiesta del pubblico ministero Alessandra Russo alla quale si era associato l’avvocato di parte civile Diego Giarratana che difende i familiari dello sfortunato clochard. Il suo difensore, l’avvocato Giuseppe Piro, aveva invece chiesto al giudice di emettere una sentenza di non luogo a procedere in quanto l’ex sindaco, che ricopriva la carica di primo cittadino fino a pochi mesi fa, non aveva alcuna contezza del fatto che quel capannone fosse occupato dal senzatetto. La prima udienza del dibattimento il 29 gennaio. Campione morì il 9 dicembre del 2016 all’interno di un capannone abbandonato di Cattolica Eraclea, in contrada Balate, andato completamente in fumo. All’ex sindaco, la Procura della Repubblica di Agrigento contesta di non aver fatto sgomberare quell’uomo che era molto conosciuto in tutto il paese. L’incendio potrebbe essere scoppiato a causa della presenza di alcune stufette elettriche collocate per riscaldare l’ambiente. Una delle stufe potrebbe non aver funzionato correttamente oppure potrebbe essere stata inavvertitamente accostata a qualcosa di infiammabile. All’interno di uno stanzino attiguo al capannone un tempo utilizzato per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti è stato l’inferno. A causa del vasto rogo, la struttura – internamente – è collassata ed è stato dunque difficile ricostruire come e dove fossero sistemate le stufette ed – ancora – dove si trovasse lo stanzino che era stato utilizzato dal cinquantenne. L’uomo, di fatto, abitava in quella piccola porzione di capannone. Secondo la ricostruzione della vicenda, che ha superato il primo vaglio con il rinvio a giudizio, Campione sarebbe stato ospitato informalmente dal Comune in quel capannone. L’ente, proprietario del magazzino che veniva utilizzato un tempo per il deposito dei rifiuti, continuava peraltro a pagare regolarmente l’energia elettrica. La Procura ipotizza che vi fossero anche degli atti formali, in particolare una comunicazione della polizia municipale, dai quali emergeva la consapevolezza da parte del sindaco della circostanza che il cinquantenne abitasse in quel locale in assenza di adeguate misure di sicurezza.