”Guerra del latte” dalla Sardegna alla Sicilia, cresce la protesta anche ad Agrigento, Trapani e Palermo

Si allarga alla Sicilia la protesta dei pastori sardi sul prezzo del latte. Un centinaio di allevatori delle province di Agrigento, Trapani e Palermo si è dato appuntamento per domattina alle 9:30 a Poggioreale, (in provincia di Trapani), nei pressi della statale 624 Palermo-Sciacca, proprio all’altezza dello svincolo. «È un luogo a metà strada tra le tre province, e simbolo di una tradizione agricola molto importante», ha spiegato al Giornale di Sicilia Domenico Bavetta, promotore dell’iniziativa, già tra gli animatori dell’Unione Pastori Siciliani, organizzazione istituita due anni fa che raggruppa oltre 7.000 produttori. La protesta ieri è montata di ora in ora sui social.

«Rovesceremo per strada più di 3000 litri di latte – ha detto ancora – abbiamo gli stessi problemi dei nostri colleghi sardi. Con il latte prodotto in Sicilia e trasportato altrove viene fatto il pecorino romano: ci viene pagato pochissimo, appena tra 62 e 67 centesimi. Siamo stanchi di andare avanti così». Il malcontento in questa zona dell’Isola monta già da alcune settimane. Nei giorni scorsi la Cia Sicilia Occidentale ha lanciato sulla sua pagina Facebook un sondaggio tra agricoltori e allevatori sull’andamento dei bandi del Piano di sviluppo rurale. La grande maggioranza, circa il 90% degli interpellati, è convinta che la Sicilia «non sta centrando gli obiettivi» del piano di aiuti europei progettato dal passato governo regionale e ora gestito da quello attuale. Il sondaggio è stato lanciato dall’organizzazione «per capire dove eventualmente si è sbagliato e dove si può ancora intervenire».

I voti negativi sull’andamento del Psr «sono arrivati dalle varie province», si legge in una nota della Cia Sicilia Occidentale. Alcuni hanno detto che «continuando così affonda» tutto il comparto agricolo, altri pensano che abbia «penalizzato i giovani i, specialmente della provincia di Trapani che è stata declassata». C’è anche chi propone una soluzione: “Politica e mondo agricolo accorcino le distanze». Esauriti i fondi a disposizione per alcune misure, nei giorni scorsi l’assessore Bandiera aveva detto di essere al lavoro per trovare le risorse necessarie a far ripartire i bandi per alcuni settori. L’organizzazione auspica a questo proposito «un coinvolgimento di tutta la Cia attraverso il suo gruppo dirigente regionale e rinnova la sua disponibilità a discutere di soluzioni ai problemi attuali».