Mafia, a Favignana una filiale del clan trapanese: al comando un ergastolano agrigentino

Tra i retroscena di questo ennesimo blitz antimafia a Trapani, la scoperta che anche a Favignana, c’è da tempo una cosca mafiosa, legata alla «famiglia» di Trapani che controlla l’economia dell’isola, l’edilizia in particolare. A rivelarlo sono state le indagini dei carabinieri del comando provinciale di Trapani, comandato dal colonnello Gianluca Vitagliano e coordinate dalla Procura distrettuale antimafia di Palermo, che ieri mattina ha portato in carcere 25 persone e al sequestro di beni per 10 milioni di euro. Se ne parla in un ampio articolo di Laura Spano sul Giornale di Sicilia.

Come riporta il Gds, il blitz su mafia e politica, denominato «Scrigno» (così si chiama la gioielleria dei fratelli Virga, figli del boss ergastolano Vincenzo), ha disarticolato le famiglie di Trapani e Favignana, Paceco e Marsala. Gli esiti investigativi hanno fornito elementi che dimostrano, per la prima volta, l’esistenza «di una articolazione mafiosa» sull’isola di Favignana, capeggiata da Vito D’Angelo, 71 anni, originario di Ravanusa (Agrigento). D’Angelo, dopo aver scontato una lunghissima pena per omicidio, era rimasto a Favignana, inizialmente in regime di semilibertà, diventando nel tempo punto di riferimento per gli esponenti di cosa nostra trapanese dell’intera provincia. Vito D’Angelo si legge nell’ordinanza «ha organizzato la famiglia mafiosa di Favignana, quale referente mafioso di Francesco Virga sull’isola, mantenendo, attraverso il continuo scambio di comunicazioni, un costante collegamento con gli altri associati, organizzando e partecipando ad incontri con gli stessi finalizzati a trattare questioni di interesse dell’associazione mafiosa, tra le quali la acquisizione diretta e indiretta di attività economiche ed il controllo del territorio su Favignana».

Sull’isola – famosa per la mattanza, la pesca del tonno – è stato arrestato anche Francesco Russo «per aver fatto parte della famiglia mafiosa di Favignana, esercitando l’attività imprenditoriale sull’isola sulla base delle direttive dei vertici di detta famiglia, e mantenendo, attraverso incontri riservati e il continuo scambio di comunicazioni, un costante collegamento con gli stessi». L’interesse della cosca di Favignana ha riguardato l’edilizia e, scrivono i magistrati, «questo veniva esplicitato anche mediante azioni violente, o comunque finalizzate a turbare i liberi imprenditori interessati ai vari lavori». D’Angelo e Russo, presenti sull’isola, sono i principali protagonisti, coadiuvati dal rumeno Iacob Stelica (pure lui in manette). Ma il regista degli interventi mafiosi sull’isola è – secondo l’accusa- Francesco Virga che avvalendosi della collaborazione di altri solidali esercitava il totale controllo sull’isola confrontandosi spesso con il referente del posto, Vito D’Angelo. Le indagini degli investigatori dell’Arma hanno consentito di documentare, la costituzione della società «V. M. Costruzioni», intestata fittiziamente a prestanome e direttamente espressione della famiglia mafiosa di Trapani, nonché l’incendio di un escavatore di un imprenditore di Favignana, debitore di Russo, ordinato da quest’ultimo al rumeno Stelica, con il placet degli altri associati. La messa a disposizione di Francesco Russo, quale imprenditore che opera sotto le direttive di Virga e D’Angelo, emerge anche da una conversazione telefonica con la compagna Giusy Maltese. Russo è incaricato di organizzare una riunione mafiosa, con Francesco Virga e Vito D’Angelo «mio zio Vito… Franco…», a Favignana presso la sua abitazione, chiede alla moglie di garantire riservatezza «dimmi una cosa, se ci sarebbe all’improvviso qualche…una riunione da fare… ve ne salite nel salone eventualmente?». La risposta della donna fa comprendere la natura illecita dell’incontro, anche alla luce dei personaggi coinvolti «ma mi devi fare arrestare tu a me?». Russo spiega le ragioni, illecite, della riunione: organizzare un’azione di intimidazione nei confronti di Maurizio Paladino, se non avesse consegnato delle somme di denaro oggetto di contrasti tra i due «è per “intenagliare” a Maurizio Paladino, per dirgli che: Tu devi portare i soldi, ma se no…».

Come riporta il Giornale di Sicilia, la donna, chiarisce di non volere essere coinvolta: «Tu quando lo devi fare, me lo dici che me ne parto!». A quel punto Russo propone di spostare l’incontro all’interno del suo vivaio e non più in casa, idea bocciata dalla donna. La stessa Maltese manifesta al marito un risentimento nei confronti della moglie di Francesco Virga, colpevole di una mancanza nei suoi riguardi «Lei neanche una cosa del quinto mese ha scritto… e io dovrei fare le bomboniere da lei? Io ci sono andata a fare le condoglianze fino a casa quando sua madre è morta, lei si sente superba!».

Questi i nomi degli arrestati nell’operazione Scrigno: l’ex deputato regionale Paolo Ruggirello, di 53 anni di Trapani, i boss di Trapani Francesco e Pietro Virga, di 46 e 49 anni, di Erice, Diego Angileri, 82 anni, di Marsala, Salvatore Angileri, 47 anni, di Marsala, Biagio Bianco, marsalese di 52 anni, Antonino Buzzitta, 77 anni, di Erice, Pietro Cusenza, 57 anni, di Erice, Antonino D’Aguanno, 55 anni, di Erice, Vito D’Angelo, di 71 anni di Ravanusa, Vincenzo Ferrara, di 54 anni di Marsala, Vito Gucciardi, 59 anni, di Vita, l’ex assessore comunale di Trapani Ivana Anna Maria Inferrera, 56 anni, di Trapani, Domenico La Russa, 69 anni, di Trapani, Mario Letizia, di 49 anni di Paceco, l’ex consigliere comunale di Erice Giovanni Maltese, di 64 anni di Trapani, Michele Martines, di 50 anni di Erice, Franco Orlando, di 63 anni di Trapani, Francesco Paolo Peralta, trapanese di 54 anni, Giuseppe Piccione, marsalese di 47 anni, Francesco Salvatore Russo, di 41 anni di Erice, Leonardo Russo, di 58 anni di Paceco, Carmelo Salerno, di 59 anni di Paceco, Filippo Tosto, di 48 anni di Buseto Palizzolo, Michele Alcamo, di 46 anni di Erice.