Codice Rosso è legge: donne vittime di violenza saranno ascoltate entro 3 giorni

Con il Sì dell’Aula del Senato, il Codice Rosso diventa legge. Le vittime di violenza domestica e di genere avranno una corsia preferenziale per le denunce, le indagini saranno più rapide e, soprattutto, i pm saranno obbligati ad ascoltare le vittime entro tre giorni. Una novità con la quale si vuole scongiurare un’attesa di mesi o anni prima di ricevere aiuto.E’ una vittoria per la ministra della Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno, che da anni si batte per l’approvazione del provvedimento con l’associazione ‘Differenza Donna’, fondata con Michelle Hunziker. E proprio alla presentatrice va il suo grazie, per la tenacia e l’entusiasmo: “Ricordo bene quando Michelle e io – riflettendo sulla quotidiana tragedia di donne che denunciano e restano inascoltate – abbiamo deciso di proporre l’introduzione del Codice Rosso. Oggi è legge”, scrive sui social. L’impegno, però, non può finire qui per Bongiorno, che punta a raggiungere una riduzione dei tempi dei processi penali. E non solo: propone di accompagnare gli interventi legislativi da azioni concrete sul piano culturale.Oltre a inasprire le pene per i reati di violenza sessuale, il provvedimento elimina le attenuanti per il femminicidio e introduce nuovi reati, come il revenge porn (la pubblicazione di immagini private senza il consenso dell’interessato) e la deformazione permanente del volto:

“Tutti passi avanti fondamentali per proteggere le donne e i loro figli – afferma il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede -. Oggi lo Stato dice ad alta voce: ‘Le donne non si toccano'”.La misura introduce il reato di matrimonio forzato, una battaglia portata avanti da Mara Carfagna, di Forza Italia, nel passaggio alla Camera, ma anche l’aumento dei fondi per le famiglie affidatarie di orfani di femminicidio, altra misura voluta dagli azzurri. Non tutti sono d’accordo con il nuovo provvedimento. Per i sindacati è un’occasione mancata per fare un vero passo avanti sul tema della violenza maschile contro le donne. Si dicono preoccupati dall’ascolto della vittima entro tre giorni, perché potrebbe essere un’arma a doppio taglio: “Il momento successivo alla denuncia è quello a più alto rischio per la vittima”, avvertono i segretari confederali Cgil, Cisl e Uil, temendo che la donna non sentendosi adeguatamente salvaguardata possa ritrattare le accuse.Ma è un’occasione mancata anche per il Pd, che insieme a LeU si è astenuto dal voto in Senato. I Dem lamentano di essere stati ignorati dalla maggioranza:

“Hanno bocciato in maniera burocratica e arrogante tutti i nostri emendamenti, senza mai entrare nel merito”, denuncia la senatrice del Pd Valeria Valente, presidente della commissione sul femminicidio. La legge, sostiene, affronta temi importanti, ma in maniera insufficiente. “Volevamo rafforzare le misure di tutela e protezione e quelle di contrasto al revenge porn, alla lesione del viso, ai matrimoni forzati, la maggioranza non ce l’ha permesso. E poi la norma principale: i tre giorni concessi al magistrato per intervenire minano l’efficacia delle indagini, rischiano la vittimizzazione secondaria delle donne e anche di intasare le procure, soprattutto mettendo in seria discussione la possibilità di avvalersi di magistrati specializzati. Purtroppo ancora una volta è prevalsa la logica della propaganda su quella del buon governo”. (LaPresse) –