“La procura di Palermo dice che Lutri era ‘a disposizione’, la nostra sensazione è che non fosse l’unico a mettersi a disposizione. Questa indagine ci svela che ci sono molti ambiti istituzionali coinvolti”. A dirlo è il presidente della commissione Antimafia dell’Ars Claudio Fava al termine dell’audizione del dirigente dell’assessorato regionale all’Energia Salvatore D’Urso. Una audizione che arriva all’indomani dell’indagine della Dda di Palermo che ha portato alla luce le relazioni tra alcuni esponenti della mafia di Licata (Agrigento) e il funzionario Lucio Lutri, maestro venerabile di una loggia a Palermo, arrestato ieri.
“L’ingegnere D’Urso – racconta Fava ai giornalisti – ci ha raccontato che, nel momento in cui sono state trovate le carte che raccontavano l’ascesa di un suo funzionario, ha ritenuto di chiedere a tutti i suoi dipendenti se facessero parte di logge massoniche. Hanno risposto tutti, tranne i dirigenti e funzionari del III e IV settore dell’assessorato all’Energia tra i quali ci sono i due arrestati nell’inchiesta Arata e Lutri, arrestato ieri. E forse non è una coincidenza che proprio da questi due settori, che sono quelli più delicati e strategici, uno riguarda le autorizzazioni per i nuovi impianti l’altro le pratiche di finanziamento europeo, sia arrivato un assoluto silenzio”. “Quello che più colpisce però – ha aggiunto Fava – non è tanto che alcuni funzionari non abbiano risposto alla richiesta di D’Urso ma che nessuna voce di attenzione e di preoccupazione si sia levata in merito a questa richiesta da parte di nessun livello burocratico e politico. Nemmeno l’assessore a cui D’Urso risponde ha ritenuto di dover intervenire”. (AdnKronos)
