Energie, inaugurata nuova bioraffineria Eni a Gela

Un impianto con una capacita’ di lavorazione fino a 750mila tonnellate annue di materie prime e che sara’ in grado di trattare progressivamente quantita’ elevate di oli vegetali usati e di frittura, grassi animali, alghe e sottoprodotti di scarto per produrre biocarburanti di alta qualita’. È la bioraffineria Eni di Gela, in provincia di Caltanissetta, avviata nell’agosto di quest’anno e inaugurata oggi al termine di un processo di riconversione costato 294 milioni di euro: una cifra a cui si aggiungono altri 73 milioni di investimento previsti per ulteriori attivita’ propedeutiche e per la realizzazione del futuro impianto per il pre-trattamento delle biomasse, che verra’ completato entro il terzo trimestre 2020 e consentira’ di alimentare la bioraffineria interamente con materie prime di seconda generazione, composte da scarti, oli vegetali grezzi e materie advanced.

Secondo Eni si tratta del “piu’ innovativo impianto per la produzione di biocarburanti in Europa”. Il processo di conversione della raffineria tradizionale, avviata nel 1962, a bioraffineria e’ iniziato nell’aprile 2016 ed e’ stato completato dopo oltre tre milioni di ore di lavoro di personale Eni e delle imprese terze, con zero infortuni. Per realizzare l’impianto ‘Ecofining™’ sono state modificate le due esistenti unita’ di desolforazione ed e’ stato costruito lo ‘Steam Reforming’ per la produzione di idrogeno, componente fondamentale nel processo di produzione dell’HVO (Hydrogenated Vegetable Oil), cioe’ il biodiesel che, aggiunto al gasolio fossile in una quota pari al 15%, compone il carburante premium Enidiesel+.

I lavoratori Eni impiegati nel sito di Gela sono oltre mille, di cui 426 nella bioraffineria. La realizzazione della bioraffineria Eni di Gela “garantisce il miglioramento di tutte le matrici ambientali – sostiene l’azienda – grazie all’abbattimento delle emissioni (SO2, NOX, CO, polveri) superiore al 70% rispetto al ciclo tradizionale. Sul fronte ambientale, proseguono gli interventi di bonifica, per cui sono stati spesi oltre 800 milioni di euro dal 2000 a oggi. Al fine di migliorare l’impatto visivo del sito, inoltre, saranno realizzati diversi interventi: al camino gia’ demolito si aggiungera’ la rimozione della vecchia torcia piu’ alta, che sara’ sostituita da nuove di minore altezza e che migliorano l’impatto ambientale. Sono anche stati ultimati numerosi lavori di demolizioni di varie infrastrutture, tra cui serbatoi, pensiline di carico, le strutture per il recupero gas e la desolforazione del gasolio e del frazionamento benzine. Lo skyline dell’area industriale e’ destinato a migliorare con gli interventi in programma fino al 2022, compresa la demolizione del camino dello SNox non piu’ in uso.

“La bioraffineria Eni di Gela e’ progettata per trattare cariche advanced e unconventional fino al 100% della capacita’ di lavorazione – spiega l’azienda -, ed e’ una delle poche bioraffinerie al mondo ad elevata flessibilita’ operativa. La caratteristica di processare materie prime di seconda generazione, cosiddette ‘unconventional’, derivanti da scarti della produzione alimentare, quali oli usati e di frittura rigenerati (RUCO, regenerated used cooking oil), grassi animali (tallow) e sottoprodotti legati alla lavorazione degli oli vegetali fa di Gela un impianto innovativo a elevata sostenibilita’ ambientale, che consente di processare cariche che andrebbero a smaltimento, con aggravio dei costi per la comunita’ e impatto sull’ambiente, valorizzandole a biocarburante, nel rispetto dei requisiti dell’economia circolare”.