Mafia, Antoci: ”Contro di me gioco sporco di mascariatori”

“In prima battuta voglio ringraziare la Commissione per essersi finalmente occupata della vicenda che mi riguarda e di quello che è successo in questi anni. Devo però in premessa rappresentare il dispiacere, in primo luogo per il fatto che ciò non è avvenuto prima di adesso ed in secondo luogo per il fatto che alcune dichiarazioni hanno evidenziato che tale interesse per la vicenda sarebbe scaturito a seguito di recenti attività giornalistiche che ne avrebbero messo in luce alcune ”opacità” e non piuttosto a seguito dell’attentato che ha messo a serio rischio delle vite umane intorno ad un grande affare di milioni di euro anche con una titolarità diretta della Regione Siciliana”. E’ quanto scrive Giuseppe Antoci, ex Presidente del Parco dei Nebrodi, nella ‘controrelazione’ consegnata lo scorso luglio nelle mani del Presidente dell’Antimafia Claudio Fava.

“Bene, a parte che di inchieste giornalistiche in questi 3 anni, televisive e non, ne sono state fatte decine e decine da mezzi di informazione nazionali ed internazionali e con reporter che per settimane sono state suoi luoghi, ma se invece si vuole fare riferimento, come pare, a un paio di ultime trasmissioni o articoli di stampa, a questo punto, è doveroso da parte mia fare delle considerazioni e smascherare una volta per tutte il gioco sporco dei mascariatori e dei depistatori – scrive -La trasmissione Report per esempio, curata dal giornalista Paolo Mondani, mi aveva chiesto un’intervista in quanto ci tenevano, mi venne riferito, a parlare con me del grande affare dei Fondi Europei in mano alle mafie tentando di dimostrare che rappresentavano una fonte importante di finanziamento delle stesse”. “Ho rilasciato loro una intervista di circa tre ore affrontando tutti i temi legati proprio alla mafia dei pascoli e dei terreni, vicenda attentato compreso, e poi mi sono ritrovato invece infilato, se pur per pochi minuti, in una trasmissione che parlava invece di tale Montante, persona che, non solo non ho mai conosciuto, ma del quale sconosco persino la voce.La sorpresa inoltre era ancora più forte, visto che di quelle tre ore veniva messa in onda solo una manciata di secondi tagliando pezzi su pezzi delle risposte stesse inserite nell’intervista”, aggiunge.

“Certamente appariva subito singolare che, dopo aver accennato alla problematica inedita della mafia dei Pascoli e dato contezza dell’originalità del Protocollo e della successiva e dirompente legge, che ne ha stroncato gli affari milionari (così dice report nel servizio), e dopo aver intervistato il Sindaco di Troina Fabio Venezia che, anche lui, ha affrontato con coraggio la problematica ( anche lui intervistato per più di un ora e mezza e inserito per una manciata di secondi ) venivano, invece, subito dopo intervistati due signori che in ordine menziono: Il primo soggetto risulta essere tale Foti Belligambi Giuseppe, al quale viene chiesto cosa pensasse dell’attentato subito da me e dagli uomini della mia scorta e lo stesso, residente in un piccolo paese dei nebrodi (Cesarò) di 2319 abitanti, rispondeva che tutti in ”paese” ( come se Cesarò fosse il centro del mondo) dicevano che ”era tutta politica”. “Appare chiaro che chiedere al pregiudicato Belligambi cosa pensa di Antoci e come chiedere al figlio di Riina cosa pensa degli avversari istituzionali che hanno combattuto il Padre – dice – Ma c’è di più il Foti Belligambi è il medesimo che intercettato dalla DDA di Caltanissetta nel 2014 (mentre si stava costruendo il Protocollo) insieme ad altri sodali evidenziavano astio e rancore nei miei confronti anche utilizzando frasi ed insulti violenti a tal punto da portare la DDA di Caltanissetta ad intervenire sul Questore di Messina e sul Comitato all’Ordine e Sicurezza Pubblica al fine di attivare nei miei confronti un regime di protezione e scorta.

E parla di “tanti esposti anonimi a tal punto che la magistratura, dopo attenta valutazione e trattazione, dichiarandoli calunniosi, fece partire un’apposita indagine durata sette mesi per consentire di individuarne gli autori”. E cita passi del Rapporto Zoomafia dell’Antimafia presieduta da Rosy Bindi. “Arrivarono segnali di ”mal di pancia” dalle altre province. Io ero già sotto scorta, da dicembre del 2014, e quando cominciarono a essere approvate le revoche, a un certo punto, il comitato per l’Ordine e la Sicurezza, il Questore e il Prefetto di Messina decisero di aumentare il livello della mia scorta, e quindi di passare da una macchina non blindata a una macchina blindata. Tutti questi passaggi si consumarono in un clima che si arroventava sempre di più perché i nuovi bandi funzionavano, il Protocollo funzionava, era stato firmato, allargato agli Enti regionali, e a un certo punto veniva spinto perché si era capito che avevamo non solo liberato gli agricoltori perbene, che potevano partecipare ai bandi perché i mafiosi erano stati finalmente estromessi, ma stavamo anche togliendo tutti i terreni che avevano ancora in mano alcune famiglie mafiose”.

“So bene che ci sono tanti attentati per il quali da tanti anni si aspetta di sapere mandanti ed esecutori, non pretendo che per me accada subito. Ho piena fiducia in magistratura e forze dell’ordine ma certamente mi auguro che qualcuno possa parlare, mi auguro che, per esempio, quella intercettazione dove Karra, uno degli indagati, dice: ”condanno gli altri io…. mi butto pentito….. che minchia me ne fotto… io adesso vado e faccio il pentito… oltre il Cd che faccio, il pentito faccio…” – scrive ancora Antoci – Negli atti di indagine si legge: ”Emerge in modo inequivocabile che Karra sia al corrente di fatti, ovviamente costituenti reato, al momento di natura sconosciuta, ma che potrebbero verosimilmente riguardare gli avvenimenti inerenti l’agguato dello scorso 18 maggio”. Spero proprio si convinca a parlare”. “Altro che ”attentato stravagante”, altro che ”eventuale messa in scena”, altro che ”opacità”, altro che ”mancanza di movente”.

Tutto è chiaro almeno che non si voglia continuare a mascariare e a depistare ma su questo nessuno si illuda, dedicherò, soprattutto a questo, tutte le mie massime energie per accertare le loro responsabilità alla pari di mandanti ed esecutori di quella notte. Ma è corretto ed opportuno che coloro che pensano di stare al gioco dei mascariatori dovranno palesarsi con nome e cognome dicendo come la pensano e assumendosene le responsabilità. Le prime condanne per diffamazione sono già arrivate così come i primi rinvii a giudizio. Io su questo non mi fermerò, lo devo a quello che accaduto, lo devo alla mia famiglia, lo devo a quei valorosi uomini della Polizia che mi hanno salvato la vita, lo devo soprattutto al concetto di giustizia e di verità… lo devo anche a me stesso…”. “Mi aspettavo caro Presidente un intervento della Commissione ancora prima di oggi, mi aspettavo e mi aspetto ancora un Vostro intervento per far venire fuori quei ”zelanti mascariatori prodighi di comunicazione e pronti a inoculare sospetti in ogni occasione” di cui parla il Capo della Polizia Prefetto Gabrielli che ancora sulla vicenda dice: ”Nel nostro paese abbiamo la capacità di continuare a farci del male, come ha dimostrato il caso Antoci, con accuse di fake dopo l’attentato, come se fosse stata una messinscena”. (AdnKronos)