Mafia, pm: ingressi in carcere di Nicosia per sterilizzare collaborazioni detenuti con autorità giudiziaria

Gli ingressi in carcere di Antonello Nicosia, “lungi dall’essere motivati da ragioni umanitarie o di tutela delle condizioni dei detenuti, erano in realtà finalizzati anche a monitorare (e verosimilmente sterilizzare) pericoli di collaborazione con l’Autorità giudiziaria da parte di associati detenuti”. A scriverlo nel provvedimento di fermo dell’operazione antimafia ‘Passepartout’, eseguita dai carabinieri e dalla guardia di finanza sono i pm della Dda di Palermo. Il 3 febbraio del 2018 Accursio Dimino, capomafia di Sciacca anche lui raggiunto oggi dal provvedimento di fermo, riferisce a Nicosia di un possibile ‘pentimento’ di Domenico Maniscalco, detto ‘Mario Merola’, arrestato il 21 gennaio di quello stesso anno quale componente della famiglia mafiosa di Sciacca e e assolto in primo grado lo scorso 25 luglio. Insofferente al carcere Maniscalco, secondo le notizie arrivate a Dimino, era pronto a intraprendere il percorso di collaborazione con la giustizia.

“Dice… ho sentito una cosa da… parte interna, perché lui ce l’ha tutte per il commercio che ha… mi ha detto… forse che questo sta accapottando… già inizia a vedere le stelle”, dice Dimino a Nicosia. Un’ipotesi, quella del pentimento di un uomo d’onore che avrebbe potuto avere effetti devastanti sull’intera organizzazione. “Minchia cunsumati semu (siamo rovinati, ndr)”, sbotta Nicosia. E proprio per scongiurare la collaborazione con la giustizia di Maniscalco, Nicosia, si legge nel provvedimento di fermo, “decideva di recarsi direttamente presso la casa circondariale di Trapani ove questi era detenuto al fine di poterlo incontrare riservatamente, constatarne le volontà e, all’occorrenza, bloccare ogni eventuale iniziativa di collaborazione”. (AdnKronos)