Caporalato nell’Agrigentino, Patronaggio: ”Lotta a sfruttatori ostacolata da omertà”

“La nuova normativa sul caporalato non ha dato i risultati che il governo e il parlamento si aspettavano. I motivi? L’omerta’ in primo luogo, le organizzazioni criminali lucrano sul lavoro nero e chi gestisce questi giri ha la consapevolezza di non andare incontro a denunce ed esposti”. Lo ha detto il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, commentando gli sviluppi dell’operazione “Ponos” che ha fatto scattare otto fermi, eseguiti dai carabinieri, nell’ambito di un’indagine su un vasto giro di capolarato che avrebbe portato a guadagni illeciti per circa un milione di euro. “Per sfruttare il lavoro nero . aggiunge Patronaggio che ha coordinato l’inchiesta insieme al pm Gloria Andreoli – bisogna avere le spalle larghe, sapere che nessuno ti denuncera’ o presentera’ esposti. Il lavoro nero colpisce in prima battuta gli extracomunitari ma non solo. Danneggia anche gli italiani che faticano a ritagliarsi uno spazio lavorativo dignitoso e, in generale, rappresenta un grave danno per l’economia”. Sette fermi sono stati eseguiti alle prime luci dell’alba. Un’ottava persona e’ stata rintracciata in mattinata.

“Questa operazione – commenta il comandante provinciale, il colonnello Giovanni Pellegrino – ha rappresentato un grande esempio di cooperazione fra i reparti dell’Arma dei carabinieri. Abbiamo iniziato a seguire alcuni furgoni, carichi di braccianti agricoli schiavizzati, che venivano trasportati nelle campagne dell’Agrigentino. Abbiamo disarticolato una vera e propria organizzazione criminale che sfruttava tutto il giorno gli agricoltori in condizioni di vera e propria schiavitu'”. Alla conferenza stampa ha partecipato anche il tenente colonnello Pierluigi Buonuomo, comandante del Nucleo Ispettorato del lavoro. “Era stato messo in piedi – dice – un vero e proprio centro per l’impiego con un una struttura organizzativa che, in maniera illegale e violando ogni legge in materia, reclutava forza lavoro”. (AGI)