Funerali pubblici negati al boss Terrasi, l’avvocato Martorana: ”Provvedimento inopportuno e illegittimo”

Dopo l’annullamento in extremis, lunedì scorso a Cattolica Eraclea, dei funerali in chiesa di Domenico Terrasi, 77 anni e due condanne per associazione mafiosa sulle spalle, si accende sui social il dibattito tra favorevoli e contrati e si fa sentire la voce dell’avvocato Ignazio Martorana, storico difensore di quello che per anni è stato ritenuto un esponente di spicco di Cosa nostra agrigentina. Il legale –  parla a titolo personale e “non per conto dei familiari di Terrasi il cui dolore e la cui vita privata vanno in questo momento rispettati ma che non hanno, penso, apprezzato il divieto imposto dal Questore” – ritiene “il provvedimento del tutto inopportuno e illegittimo nei presupposti”.

“Mi preme puntualizzare – ha detto l’avvocato Martorana al Giornale di Sicilia – che in nessuna delle sentenze (Akragas e Minoa) Terrasi è mai stato considerato a capo dell’organizzazione mafiosa; la misura di prevenzione gli era stata revocata già dal novembre del 2018 per cui per lo Stato non era più socialmente pericoloso. Né potevano, pertanto, sussistere i requisiti che legittimano il Questore a proibire i funerali pubblici per l’ordine e la sicurezza pubblica. Terrasi aveva pagato, forse anche ingiustamente per alcuni fatti, il suo debito con la giustizia: era a tutti gli effetti un uomo libero, anziano e ammalato. Non aveva avuto più contatti con soggetti sospettati di appartenere alla criminalità organizzata. Dal punto di vista religioso è vero che Papa Giovanni Paolo II aveva chiesto il pentimento in occasione della sua predica alla Valle dei Templi. Ma il pentimento è un fatto privato che riguarda la sfera intima di ognuno di noi. Personalmente vedevo Domenico Terrasi recarsi, unitamente alla moglie, spesso in chiesa ogni domenica e alle varie messe che si celebravano in paese”.