Mafia, troupe tv canadese a Cattolica Eraclea per inchiesta sul clan Rizzuto

La troupe di un’importante tv canadese oggi a Cattolica Eraclea alla ricerca delle origini del clan Rizzuto. Un reportage sul quale sta lavorando, in particolare, il giornalista canadese Félix Séguin, che lavora per Tva.ca e per il Journal de Montreal e che da tempo si occupa di mafia italo-canadese. Séguin, che recentemente ha realizzato una clamorosa inchiesta sul “ritorno al potere” del clan Rizzuto in Canada, è stato guidato a Cattolica Eraclea dall’inviato de La Sicilia ed ex direttore di Grandangolo Franco Castaldo, autore dei libri “Trent’anni di mafia” e “La mafia, la Stidda. I delitti, i rapporti con la politica, l’imprenditoria e l’informazione”. Sono state realizzate riprese anche nella villetta dedicata alle vittime innocenti della mafia. Diversi i giornalisti canadesi che in questi anni sono arrivati a Cattolica Eraclea per documentare personalmente i luoghi che hanno dato i natali al vecchio “padrino” Nick Rizzuto e al figlio Vito, per anni leader incontrastato di un’organizzazione mafiosa transnazionale con base a Montreal. Adesso al vertice ci sarebbe Leonardo Rizzuto, il figlio di Vito, l’estate scorsa in vacanza a Cattolica Eraclea.

La “cupola” agrigentina ha storicamente avuto un ruolo importante in Canada, negli anni scorsi tre inchieste della Dia (Brooklyn, Orso bruno e Minoa) hanno fatto luce sui legami in Sicilia e sui contatti internazionali anche nel mondo della finanza e della politica. “La criminalità organizzata di origine italiana conferma la propria presenza in Canada prevalentemente nelle zone di Montreal (Cosa nostra) e Toronto (‘ndrangheta). Entrambe le proiezioni sarebbero attive nel traffico di stupefacenti, nelle estorsioni, nell’usura, nel gioco d’azzardo, nel riciclaggio dei proventi illeciti e nell’infiltrazione nel settore degli appalti pubblici”, si legge nella relazione della Dia sull’attività relativa al semestre gennaio – giugno 2019.

“Le dinamiche che hanno consentito ai sodalizi, nel tempo, di raggiungere in Canada un’elevata capacità pervasiva – viene spiegato – sono richiamate nel Rapporto finale 2015 della Commissione Charbonneau, istituita dal governo del Québec allo scopo di indagare sulla gestione degli appalti pubblici. Il documento riporta testimonianze relative alla diffusione di pratiche illecite nelle amministrazioni locali che avrebbero poi trovato riscontro in successive inchieste giudiziarie. In particolare, nel 2006, un consorzio societario collegato alla famiglia Rizzuto di Cosa nostra americana, presente da tempo in Canada, si era aggiudicato una gara di appalto per l’installazione di oltre 30 mila contatori dell’acqua presso ogni unità immobiliare di Montreal. La procedura di assegnazione è risultata condizionata in quanto il consorzio era in stretti rapporti con la società incaricata di predisporre il capitolato tecnico dall’ente appaltante. Il lavoro svolto dall’organo d’inchiesta ha, più in generale, posto in evidenza le relazioni di una parte dell’imprenditoria del Québec con gli esponenti mafiosi italo-canadesi. Connessioni che confermano le infiltrazioni delle organizzazioni mafiose nel tessuto economico di quel territorio canadese. Una serie di interferenze che non hanno riguardato solo le commesse pubbliche, ma che hanno inciso anche sugli esiti delle consultazioni elettorali. Tuttavia, queste condotte, in Canada, non sarebbero contemplate tra le fattispecie di reato”.

Dai lavori della Commissione Charbonneau, che ha indagato su mafia, appalti e politica a Montreal, è emerso che facevano capo a cinque cattolicesi le imprese che si sono accaparrate appalti pubblici per la realizzazione e la manutenzione di marciapiedi tra il 1996 e il 2011 e che si alternavano a turno senza lasciare spazio alle altre società: Mivela Construction di Nicolò Milioto, Pavage Csf di Domenico Cammalleri, Bp Asphalte di Joe Borsellino, Atg di Alex Sciascia e Tga di Joey Piazza. “Sono tutti originari di Cattolica Ereclea, piccolo paese siciliano di appena 4.000 abitanti”, ha detto il procuratore Sonia Lebel evidenziando la coincidenza. Nicolò Milioto, interrogato sul punto, ha risposto: “Forse siamo più efficienti, lavoriamo sodo con le nostre mani”.