Coronavirus, medico agrigentino a Brescia: ”Vergognosa la petizione contro reparto Covid al San Giovanni di Dio”

Lettera di un giovane medico agrigentino a Brescia, Giuliana Cimino, contro la petizione online per dire no all’apertura del reparto Covid all’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento.

“La più bella città dei mortali”, anzi no, dei prossimi morti per Covid-19. Da agrigentina, ma ancor più da medico, trovo VERGOGNOSA questa iniziativa. Parliamo di raccolta fondi, di donazioni di ventilatori, di assunzioni di medici, di collette per la spesa per i più bisognosi,ma per poi farne cosa? Raccogliere firme per ostacolare tutto?

Lavoro a Brescia, una delle città più colpite d’Italia da questa tragedia immane e mi trovo anche io in un ospedale monoblocco. Ciò che sto apprezzando più di questa città è la flessibilità nonchè collaborazione di sanitari di tutte le categorie ed in primis dei cittadini, che non si sarebbero mai sognati di intraprendere una raccolta firme del genere dinnanzi una tragedia di questo calibro. Quando un nostro caro sarà costretto ad essere sballottolato in un reparto a Enna, Caltagirone o Siracusa perchè nella nostra città (nonché capoluogo di Provincia) non avremo posti per i pazienti affetti da Covid, ma lo stesso nostro caro non avrà neanche il tempo per raggiungere in ambulanza il suddetto Ospedale dato che l’evoluzione repentina della sua insufficienza respiratoria potrebbe farlo morire durante il tragitto (e lo dico perchè fino a ieri ero di turno in una unità Covid e non basandomi su notizie lette su fanpage.it o su www.mipiacitu), la colpa sarà della nostra Agrigento “arretrata e priva di servizi”! Ah si, dimenticavo, la colpa sará anche dei politici e ancor di più dei medici che non hanno ricoverato un paziente nel loro ospedale.

Dunque ancora una volta saremo sicuramente bravissimi ad attribuire la colpa agli altri e non a noi stessi, la vera ROVINA della nostra città! Se non siete del mestiere, non prendetevi responsabilità che non potete sostenere! Per un medico non poter curare un malato in fin di vita è un dolore al cuore, non è una sconfitta lavorativa qualunque!
Vite spezzate, sogni infranti, ma ve ne rendete conto? NOI MEDICI non siamo abituati allo smart working, noi vogliamo essere concreti e se ciò comporta rischiare la nostra pelle, LO FACCIAMO, ci assumiamo il rischio! Ragazzi, soprattutto in momenti del genere, ben vengano proposte costruttive e non assurdità di questo calibro, vi prego!! Piuttosto raccogliete fondi per comprare ventilatori e DPI o raccogliete firme per velocizzare la realizzazione di questi reparti!”.