1 maggio, superstite strage di Portella della Ginestra: ”Senza giustizia, vergogna”

“Da 73 anni festeggio il Primo maggio a Portella della Ginestra, ma quest’anno e’ diverso. E’ una cosa che mi rattrista molto: ogni anno mi ritrovo in mezzo a tanti compagni, a tanti amici. Non esco da due mesi per la pandemia. Ma non sono mai mancato a quest’appuntamento. Tanta gente avrebbe voluto essere con noi. Ma davanti a un nemico che non si vede, dobbiamo stare attenti”. Lo dice Serafino Petta, 89 anni, superstite di Portella della Ginestra, stamane nel luogo dell’eccidio insieme al segretario generale Cgil Palermo Enzo Campo. Una cerimonia breve e senza gente a causa del coronavirus. Quel giorno erano in quattro della sua famiglia: padre, fratello e la sorella di 7 anni. Lui aveva 16 anni: “Quando spararono, mi nascosi in una buca. Mia sorella era sul mulo con mio cugino, che la prese subito in braccio e il mulo scappo’ via. Io sono rimasto in quella buca fino alla fine della sparatoria. Oggi rappresentiamo tutti con la stessa commozione di sempre. Lo devo alla mia gente, a chi ha combattuto, a chi lotta per i pericoli del presente. E come ogni anno non smetto di chiedere verita’ e giustizia su questa strage. Per noi e’ un fatto grave e vergognoso che, anche con tante testimonianze su chi sparo’ a Portella, non sia stata ancora scritta una parola definitiva sull’eccidio”. (AGI)