Fase 2, Uila: 150mila braccianti siciliani esclusi dal bonus

“I 150 mila braccianti siciliani, come tutti gli operai agricoli del nostro Paese, sono spariti dalle bozze del cosiddetto Decreto di maggio. Risultano esclusi, almeno per ora, dalla lista dei lavoratori per i quali il Governo prevede la proroga del bonus da 600 euro. Forse, una svista. Una dimenticanza. Se cosi’ non fosse, saremmo di fronte a un clamoroso benservito ai danni di chi in questi mesi di emergenza Coronavirus sta garantendo all’Italia un servizio essenziale tra fatiche, rischi e stenti. E’ ancora possibile riparare a questo torto”. Lo afferma Nino Marino, segretario generale della Uila Sicilia, annunciando “la mobilitazione di tutte le organizzazioni territoriali per sensibilizzare i parlamentari siciliani e consegnare ai prefetti dell’Isola un appello affinche’ sia impedito un grave atto di ingiustizia e venga scongiurata una protesta durissima, l’ultima cosa auspicabile in un frangente cosi’ drammatico”.

“Abbiamo avuto circostanziata notizia – aggiunge – dell’intenzione di escludere dal cosiddetto bonus, che a marzo era di 600 euro ma che e’ intenzione innalzare, tutto il settore dei lavoratori agricoli. E cio’ invero senza alcuna giustificazione sostenibile. Nella malaugurata ipotesi in cui venisse data concretezza a questo disegno, la conseguenza sara’ che fruiranno di tale fondamentale misura di sostegno (piu’ giusto chiamarla di sopravvivenza) persone che non ne hanno un reale ed impellente bisogno mentre ne resterebbero esclusi tout court i lavoratori agricoli”. La Uila denuncia il paradosso di un provvedimento per il quale “un bracciante agricolo non avrebbe piu’ diritto all’indennizzo al contrario del suo datore di lavoro, coltivatore diretto, cui spetterebbe il bonus forsanche maggiorato rispetto a marzo”. “Non neghiamo – conclude la nota – che una simile immotivata esclusione potrebbe avere conseguenze molto negative sul piano sociale. Siamo concretamente preoccupati della reazione, probabilmente esplosiva che realisticamente verrebbe da lavoratori abituati si’ a sopportare la fatica quotidiana, ma non a tollerare una palese violazione del principio di eguaglianza”. (ANSA)