Corruzione nella sanità in Sicilia, ex manager ai domiciliari dopo ammissioni

Il gip del tribunale di Palermo Clelia Maltese ha concesso gli arresti domiciliari a Fabio Damiani, ex coordinatore della Cuc, la centrale unica di committenza della Regione Sicilia, imputato con l’accusa di corruzione nel procedimento denominato “Sorella sanita’”. Damiani ha fatto delle ammissioni – ritenute comunque parziali – e ha lasciato il carcere dopo oltre 6 mesi: era stato arrestato infatti il 20 maggio, con l’accusa di avere intascato tangenti per aggiustare appalti e affidamenti di servizi nel mondo delle aziende ospedaliere e sanitarie siciliane.

Di tutto cio’ che gli contesta il pool pubblica amministrazione della Procura di Palermo, coordinato dall’aggiunto Sergio Demontis, Damiani – che e’ stato anche direttore generale dell’Asp di Trapani – ammette di avere intascato solo una mazzetta da 50 mila euro, in un appartamento del centro di Palermo dove si sarebbero incontrati coloro che avevano voce in capitolo nella spartizione degli appalti. Le sue confessioni riguardano pero’ soltanto i fatti che gli sono stati contestati, mentre il faccendiere Salvatore Manganaro, che collabora da un paio di mesi, sostiene di avergli dato molti piu’ soldi. I pm Giovanni Antoci e Giacomo Brandini, che coordinano gli investigatori del Nucleo di polizia economico-finanziaria, stanno cercando mazzette per oltre un milione, che sarebbero state versate, in parte, anche ad Antonio Candela, altro ex manager della sanita’ e gia’ commissario anti-Covid in Sicilia. L’obiettivo dell’inchiesta – gia’ approdata a un processo che si terra’ in abbreviato, oltre che ai patteggiamenti – e’ arrivare a ricostruire se davvero, come si dicevano gli indagati nelle conversazioni intercettate, sia stato o meno pagato il 3% degli oltre 600 milioni complessivi a cui ammontano gli appalti oggetto degli accertamenti. (AGI)