Sicilia, approvata all’Ars norma su coltivazione e ricerca tartufi

“La Regione siciliana promuove la tutela e la valorizzazione del tartufo siciliano e delle attività di raccolta e di coltivazione” così recita la norma uscita ieri dall’Aula che ha approvato un ddl specifico di Giorgio Assenza. “La nuova legge, essenziale per un settore ancora non abbastanza valorizzato della nostra agricoltura – dice il presidente dei Questori in Ars – sì basa su cinque punti cardine: la conservazione e la diffusione delle produzioni autoctone del tartufo (si sa con certezza che il nostro prodotto è stato spesso razziato, per mancanza di norme tutelari, e perfino rivenduto come se avesse altre provenienze), la tutela degli ecosistemi naturali delle aree vocate alla tartuficoltura, la valorizzazione delle produzioni di qualità e di pregio anche nelle tartufaie controllate e coltivate, la coltivazione nei vivai isolani di piante idonee allo sviluppo del tartufo (che è un fungo ipogeo, ergo vive in simbiosi con alcuni vegetali) e la diffusione della tartuficoltura da reddito nelle aree adibite”.

La tartufaia può esser naturale, coltivata o controllata se è naturale ma insiste su fondo privato e non può superare i 3 ettari ma si arriva a 15 se vi sono fondi confinanti. Per ottenere la denominazione di tartufaia controllata, il conduttore del fondo privato deve incrementarlo con piante micorrizzate pari al 20% di quelle esistenti sulla superficie dell’impianto e ha l’obbligo di non eseguire opere che possano danneggiare la tartufaia naturale esistente e, al contrario, agirà con interventi di contenimento dei vegetali infestanti prestando una precipua attenzione allo stato delle acque superficiali con riguardo al drenaggio, per evitare ristagno e erosione dei terreni specialmente se in pendenza.

“Occorreva una legge di riordino che, stabilendo tutte le modalità di coltivazione ma anche i periodi di libera ricerca (pure a scopi scientifici) e di ferma, occupandosi del rilascio di tesserini appositi, istituendo un marchio di identità e difendendo il nostro prodotto dalla raccolta selvaggia, sostenesse di fatto il mercato e il consumo interno di questo pregiato fungo – conclude Assenza – Tant’è che i proventi delle tasse di concessione sono destinati alle finalità di questa stessa norma. Il tartufo è un prodotto forse ancora di nicchia ma ha già creato importanti rami di economia in mezza dozzina di regioni italiane ed è ora che ne crei anche per la Sicilia”.