Covid, segni di risalita e tasso di positività alto

I casi di infezione da virus SarsCoV2 mostrano un leggero calo rispetto ai giorni scorsi, complice il rallentamento dei test durante il fine settimana, ma l’andamento settimanale dei dati indica chiari segni di risalita nell’epidemia di Covid-19 in Italia. I dati del ministero della Salute segnalano un incremento di 10.800 nuovi casi positivi nelle ultime 24 ore a fronte di 77.993 tamponi, con un tasso di positivita’ del 13,8%: un valore che indica come siano ancora molti i casi positivi che sfuggono. Il numero dei decessi, 348, e’ sostanzialmente analogo a quello dei due giorni precedenti. Il quadro complessivo indica “segnali di risalita dell’epidemia”, osserva il fisico Enzo Marinari, dell’Universita’ Sapienza di Roma. Segnali, aggiunge, che potrebbero essere interpretati come “l’annuncio che sta ormai arrivando la terza ondata”.

I dati delle regioni indicano ancora il maggiore incremento in Veneto, con 1.682 nuovi casi in 24 ore, seguito immediatamente dall’Emilia Romagna (1.600) e poi da Sicilia (1.391) e Lazio (1.334). In generale, prosegue Marinari, “le medie settimanali mostrano una risalita dei positivi, mentre i ricoveri nelle terapie intensive si sono fermati da una settimana e non stanno scendendo nemmeno i decessi: tutto e’ in una fase di stasi, con dati a livelli alti, con qualche segnale di risalita”. Non va meglio il rapporto fra casi positivi e numero totale dei testati, che il 2 gennaio ha toccato il picco della settimana, con il 39%”, dice il matematico Giovanni Sebastiani, dell’Istituto per le Applicazioni del Calcolo ‘Mauro Picone’ del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Iac). “Nella settimana precedente – prosegue l’esperto – il picco era stato pari al 37%, mentre il 20 dicembre il valore era molto piu’ basso, pari a circa il 23%”. Con 136 in 24 ore, sono ancora numerosi gli ingressi nelle unita’ di terapia intensiva. In questo caso, rileva Sebastiani, “osserviamo che sette regioni vedono un aumento dei malati in terapia intensiva”, a partire da Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Lazio, fino a Molise, Umbria, Veneto e provincia autonoma di Bolzano; mostrano una stasi i dati relativi ad Abruzzo, Campania, Liguria, Marche, Sardegna e Sicilia. E’ una situazione che, secondo il matematico, “indica che la circolazione del coronavirus SarsCoV2 in Italia e’ in aumento e che l’impatto sul sistema sanitario nazionale e’ tutt’altro che trascurabile”.

Sebastiani osserva inoltre che la curva della differenza settimanale (percentuale) del numero di decessi giornalieri lascia prevedere “per questa settimana un aumento del valore medio del numero dei decessi che, come previsto, da Natale varia attorno ad un valore di circa 500 al giorno”. E’ infine difficile capire quali effetti stiano provocando le nuove varianti del virus SarsCov2 in circolazione, da quella britannica a quelle sudafricana e australiana: “Sembra che il virus sia riuscito a organizzarsi per essere piu’ infettivo”, rileva Marinari, riferendosi alla stima di una capacita’ di trasmissione accresciuta del 70% calcolata recentemente dai Centri europei per il controllo delle malattie (Ecdc). “Se il virus dovesse diventare piu’ aggressivo – osserva Marinari – l’indice di contagio Rt, attualmente vicino a 1, potrebbe risalire e la situazione potrebbe diventare nuovamente quella di una crescita esponenziale”. Se dovesse verificarsi questa situazione drammatica, secondo l’esperto “l’unica soluzione sarebbe un lockdown grave, ora impensabile”. Certamente la cautela e’ d’obbligo: “Attenti, per esempio, a pensare a una riapertura generalizzata delle scuole”. (ANSA)