Mafia, blitz a Palermo: 16 fermi, azzerato mandamento di Tommaso Natale

Cosa nostra contro Cosa nostra. Nuovi boss designati contro vecchi boss. Nel corso dell’indagine culminata oggi nell’operazione del carabinieri di Palermo, “Bivio”, e’ emerso come la commissione provinciale di Cosa nostra palermitana, riunitasi il 29 maggio 2018 dopo quasi trent’anni di inattivita’, e smantellata a seguito dell’operazione “Cupola 2.0”, avesse condizionato le dinamiche criminali del mandamento mafioso, definendo nuovi assetti che si sono scontrati con le rivendicazioni dei vecchi boss via via rimessi in liberta’. Infatti, in linea con le regole stabilite, il nuovo reggente del mandamento di Tommaso Natale, Francesco Palumeri, si e’ reso protagonista, suscitando rilevanti frizioni interne, della riorganizzazione dopo il momento di criticita’ conseguente al blitz dei carabinieri scattato il 4 dicembre 2018. Alcuni mesi prima il 14 maggio 2018, l’ex numero uno del mandamento, Nunzio Serio, era stato arrestato e al suo posto era subentrato Calogero Lo Piccolo, da poco rientrato a Palermo. Il 29 maggio 2018 si era tenuta la riunione della ricostituita commissione provinciale. A questo incontro, cosi’ come confermato dai collaboratori Filippo Bisconti e Francesco Colletti, aveva preso parte il nuovo capo del mandamento mafioso di Tommaso Natale, Calogero Lo Piccolo, che era stato accompagnato proprio da Francesco Palumeri, individuato come suo portavoce, e dunque vice del suo capo poi tratto in arresto.

Qui entra in scena Giulio Caporrimo che durante la realizzazione dell’ambizioso cambiamento nell’assetto mafioso della provincia palermitana era detenuto, ma una volta riacquistata la liberta’ il 24 maggio 2019, si era scontrato con una nuova leadership. Si vedeva sottoposto alla direzione di un Francesco Palumeri che non riconosceva come suo leader e non riteneva all’altezza. A suo parere le decisioni violavano una delle regole principali dell’organizzazione: si e’ mafiosi fino alla morte e si mantiene il proprio incarico di vertice anche nel corso della detenzione. Caporrimo, quindi, aveva deciso di stabilirsi a Firenze per prendere le distanze da questa nuova organizzazione che era arrivato a definire non piu’ come Cosa nostra, ma come “Cosa come ci viene. Io sono Cosa nostra e loro neppure li appoggio”. L’organizzazione verticistica disciplinata da regole precise, quindi, si e’ trovata davanti a un ‘bivio’: accettare la ricostituita Cupola, oppure rimettere in discussione tutto attraverso i carismatici boss di un tempo tornati in liberta’, come Caporrimo. E in effetti, quest’ultimo, dopo avere trascorso un periodo di isolamento a Firenze, e’ rientrato a Palermo l’11 aprile 2020, riuscendo in poco tempo ad accentrare nuovamente su di se’ le piu’ delicate dinamiche dell’intero mandamento, senza spargimenti di sangue che pure era disposto ad affrontare. Caporrimo, appoggiato dalla sua base mafiosa sul territorio (si sono rivelati suoi fedeli alleati Antonino Vitamia, capo della famiglia di Tommaso Natale, Franco Adelfio, di Partanna Mondello, e Cusimano, ai vertici della famiglia Zen/Pallavicino) ha dunque ripreso in mano le redini dell’intero mandamento mafioso, sino al suo ultimo arresto avvenuto con l’operazione “Teneo” nel giugno 2020. (AGI)