Mafia, così Falsone e Lauria comunicavano nonostante il 41 bis

«Stamattina ho avuto un colloquio con la telefonata dal carcere, giusto? Non sono riuscita a capire con chi ce l’ha o per che cosa… Solo mi ha detto una cosa, dice: quando c’è il carciofo e uno pulisce i carciofi , che resta? Il cardo? Questi cardi se uno li mangia in pastella fanno acitu, se li mangia… (parole incomprensibili) sono digeribili, se li mangia bolliti, com’è?». Come riporta il Giornale di Sicilia oggi in edicola, è l’aprile del 2019 quando le cimici – piazzate dai carabinieri del Ros nello studio legale di Canicattì – captano le parole che l’avvocato Angela Porcello avrebbe rivolto, secondo quanto emerge dal provvedimento di fermo adottato dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, a Giovanni Lauria: anziano capomafia licatese. Parole rivoltegli «Per informarlo su quanto comunicatogli dall’ergastolano Giuseppe Falsone (nonostante il 41 bis, ndr), nel corso della conversazione avvenuta quella stessa mattina», ricostruiscono i magistrati della Dda di Palermo.

«Tenendo fede al criptico impegno assunto con il Falsone, Angela Porcello, quella stessa mattina, senza ritardo, si era fatta carico di iniziare a far passare fra gli uomini d’onore, non a caso partendo proprio dall’anziano e autorevole mafioso Giovanni Lauria – scrivono i magistrati della Direzione distrettuale antimafia palermitana – il suggestivo progetto criminale che aveva in testa Falsone: richiamare l’intera cosca agrigentina all’osservanza della più profonda essenza della mafia siciliana che, approfittando della necessità di occupare gli spazi lasciati vuoti dallo Stato, spazza via tutte le altre realtà criminali assumendo un ruolo egemone di potere incontrastato sull’intero territorio».

Secondo i magistrati della Dda – l’inchiesta antimafia Xydi è stata coordinata dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Paolo Guido e dai pm Gery Ferrara, Claudio Camilleri e Gianluca De Leo – “la scelta di Angela Porcello non era certamente casuale” dicono gli inquirenti, che aggiungono: «Lauria ha sempre vantato con il Falsone un risalente e saldissimo legale mafioso, tanto da avergli assicurato un prezioso appoggio durante il drammatico conflitto che, negli anni 2000, l’ergastolano aveva avuto con Maurizio Di Gati (oggi collaboratore di giustizia), per la conduzione della provincia mafiosa di Agrigento». «Va evidenziato che confidare a terzi il contenuto di un colloquio difensivo avuto con il proprio assistito – hanno concluso i pm della Dda – viola innanzitutto una precisa regola deontologica, cioè quella del segreto professionale».