Pensioni, Istat: si confermano disuguaglianze e svantaggio donne

Rimane sostanzialmente stabile il numero di pensionati (poco piu’ di 16 milioni). Si confermano le ampie disuguaglianze di reddito tra i beneficiari, con il 42,3% della spesa che va al quinto piu’ ricco e un gap marcato a svantaggio delle donne. E’ quanto emerge dal Report dell’Istat sulla condizione di vita dei pensionati nel 2018-2019. Nel 2019, sono poco meno di 23 milioni i trattamenti pensionistici erogati a 16 milioni di beneficiari, per una spesa pensionistica complessiva che raggiunge i 301 miliardi (+2,5% rispetto all’anno precedente). Gran parte della spesa (273 miliardi, 90,6% del totale, 15% del Pil) e’ destinata alle pensioni IVS (invalidita’, vecchiaia e superstiti). Tra queste, piu’ di due terzi (67,4%) sono pensioni di vecchiaia e anzianita’ che assorbono il 79,2% della spesa previdenziale. Il rapporto tra numero di pensionati e occupati e’ di 686 beneficiari ogni 1.000 lavoratori (era 757 nel 2000).

Se si considerano solo i titolari di prestazioni IVS, il rapporto tra pensionati che hanno versato i contributi e i lavoratori che li versano scende a 602 ogni 1.000 lavoratori. Il rapporto e’ diminuito di quasi 6 punti percentuali nei sei anni successivi alla riforma del sistema pensionistico del 2012, mentre nei precedenti dodici anni si era ridotto di soli 2 punti. Il 50,8% della spesa complessiva e’ erogata a residenti al Nord – principalmente in qualita’ di beneficiari di pensioni IVS – il resto nel Mezzogiorno (28%), dove sono piu’ diffuse le prestazioni assistenziali e al Centro (21,2%). Nel 2019, le donne ricevono il 43,9% (44,1% nel 2018) della spesa complessiva e sono in maggioranza sia tra i titolari di pensioni (55,2%, 55,5% nel 2018) sia tra i beneficiari (51,9%, 52,2% nell’anno precedente). In media, l’importo di una pensione di una donna e’ piu’ basso rispetto a quello riservato agli uomini per lo stesso tipo di pensione.

In particolare, per le pensioni di vecchiaia le donne percepiscono in media 7.783 euro annui in meno degli uomini (-36,1%) per effetto del divario retributivo. Al contrario, per le pensioni di reversibilita’ alle donne spetta 1,6 volte l’importo degli uomini, per effetto del divario di genere rispetto alla speranza di vita (assorbono infatti il 91% della spesa per pensioni di reversibilita’). Il gap tra uomini e donne si riduce a 6.049 euro se si guarda al reddito annuo complessivo (-27,6%), dato dalla somma tra singole prestazioni pensionistiche. Le donne riescono a colmare parzialmente il gap rispetto agli uomini perche’ piu’ spesso titolari di piu’ prestazioni contemporaneamente. Nel 2019, sono 5,2 milioni (32,7% del totale) i beneficiari che cumulano due o piu’ prestazioni, dello stesso tipo o di tipo diverso. La spesa destinata ai multi-titolari e’ di 123 miliardi (40,9% del totale dei trasferimenti, il 6,9% del PIL).

Tra i beneficiari di pensioni di tipo diverso, la quota maggiore e’ rappresentata da quanti associano alla pensione di vecchiaia una ai superstiti (40,6%). Oltre alle differenze di genere, l’analisi distributiva degli importi pensionistici evidenzia marcate disuguaglianze sia rispetto alle tipologie di pensioni ricevute sia rispetto al territorio di residenza, come testimonia la suddivisione in quinti dei beneficiari rispetto al livello di reddito. Se il reddito fosse distribuito allo stesso modo nella popolazione, a ciascun quinto di popolazione spetterebbe il 20% della spesa pensionistica. Nella realta’, invece, al quinto piu’ povero e’ destinato il 5,2% del totale della spesa pensionistica, al 20% piu’ ricco otto volte di piu’ (42,3%). Nel Mezzogiorno, dove sono piu’ diffuse le pensioni assistenziali rispetto a quelle da lavoro, un pensionato su cinque (24,4%) appartiene al quinto piu’ povero della distribuzione dei redditi pensionistici e solo il 16,2% si colloca nel quinto piu’ ricco.

Nel 2019, secondo la rilevazione sulle forze di lavoro, i pensionati da lavoro che percepiscono anche un reddito da lavoro sono 420 mila, in aumento rispetto al 2018 (+3,6%) e in decisa diminuzione rispetto al 2011 (-18,5%). Tale aggregato e’ composto principalmente da uomini (in oltre tre casi su quattro), da residenti nelle regioni settentrionali (in due casi su tre) e da lavoratori non dipendenti (in circa l’85% dei casi). Nel 2018, si stima che quasi in una famiglia su due sia presente almeno un pensionato (oltre 12 milioni di nuclei); in particolare, nel 34% dei casi vi e’ un titolare di pensione e nel 12,4% due e piu’. Nel 2018, il reddito medio netto (esclusi i fitti figurativi) delle famiglie con pensionati e’ stimato in 32.000 euro (2.670 euro mensili) ed e’, seppur di poco, superiore a quello delle famiglie senza pensionati (2.610 euro mensili). La meta’ delle famiglie con pensionati ha un reddito netto inferiore ai 24.780 euro (2.065 euro mensili), valore mediano che scende a 21.445 euro nel Mezzogiorno, mentre si attesta intorno a 27.800 euro nel Centro e a 25.830 euro nel Nord. (ITALPRESS)