Ambasciatore e carabiniere uccisi, missionario agrigentino in Congo: “Dramma risvegli coscienza”

“Il sacrificio dell’ambasciatore e del carabiniere italiano risvegli la coscienza della comunita’ internazionale sul dramma del Congo”: cosi’ padre Gaspare Di Vincenzo, missionario, in un’intervista con l’agenzia Dire nella quale evidenzia pero’ anche lo “stupore” per misure di sicurezza che non sarebbero state adeguate. Il religioso, comboniano originario di Agrigento, vive da otto anni nella provincia del Nord Kivu, quella dove si e’ verificato l’agguato di stamane. “Stupisce il fatto che l’ambasciatore Luca Attanasio viaggiasse in una macchina non blindata, in una zona insicura come il territorio di Rutshuru” la premessa. “Secondo le prime informazioni condivise dai giornalisti locali, il convoglio era accompagnato da caschi blu della missione di pace dell’Onu, la Minusco, ma si tratta di un fatto per certi versi scontato perche’ in quest’area nessun’auto privata puo’ viaggiare da sola”.

Secondo padre Di Vincenzo, raggiunto al telefono nella citta’ di Butembo, a nord rispetto a Goma e al luogo dell’agguato, in buona parte del Kivu c’e’ “un’insicurezza totale” a causa delle incursioni sia di gruppi ribelli che di bande armate. “I peggiori massacri sono avvenuti davanti a basi della Monusco” dice il missionario: “L’agguato di oggi, che sembra avere quasi un carattere intimidatorio, quasi a beffare le forze di sicurezza, non dovrebbe meravigliare”. Fotografie condivise da giornalisti locali mostrano il vetro infranto di un mezzo con le insegne del World Food Programme (Wfp/Pam), organizzatore della missione alla quale partecipava Attanasio, partito da Goma come pure la seconda vittima italiana, il carabiniere Vittorio Iacovacci. In un altro scatto e’ riconoscibile il diplomatico sorretto dopo essere stato colpito, a bordo di un mezzo scoperto. “Potrebbe essere un veicolo delle Fardc, l’esercito congolese” dice padre Di Vincenzo. “Non e’ chiaro se nell’area siano intervenuti anche soldati”. (Dire)