Beni confiscati alla mafia, Libera: 120 comuni siciliani bocciati in trasparenza

I comuni siciliani ‘rimandati’ sul livello di trasparenza della ‘filiera’ della confisca dei beni mafiosi: su 207 comuni monitorati destinatari di beni immobili confiscati sono 120 i comuni che non pubblicano l’elenco sul loro sito internet. Cio’ significa che ben il 58% dei comuni e’ totalmente inadempiente. E di questi la maggior parte lo fa in maniera parziale e non pienamente rispondente alle indicazioni normative. Oltre la sufficienza la performance del Comune di Palermo. “Il report – commenta Davide Pati, vicepresidente nazionale di Libera – analizza l’operato dei comuni e ad essi si rivolge: sono loro gli enti piu’ prossimi al territorio e il primo fronte per l’esercizio della cittadinanza; potenziare le loro effettive capacita’ di restituzione alla collettivita’ del patrimonio sottratto alla criminalita’ non va inteso solo come l’adempimento di un onere amministrativo, ma come un’opportunita’ di buon governo del territorio. Quando riconsegnati alle autonomie locali, i beni confiscati alle mafie rappresentano una questione eminentemente politica e per deciderne efficacemente il destino occorre favorire forme innovative di organizzazione sociale, economica e istituzionale ispirate ai principi della pubblica utilita’ e del bene comune”.

La ricerca analizza nello specifico le modalita’ di pubblicazione degli elenchi e informazioni sul bene anche su scala regionale. Sui 406 comuni italiani che hanno pubblicato l’elenco abbiamo costruito un ranking mediato nazionale: su una scala da 0 a 100 la media e’ pari a 49.11 punti. La fotografia regionale della Sicilia presenta un ranking pari a 47.1 punti e dunque sotto la media nazionale. Per mettere in luce la potenzialita’ di questi dati e le azioni di cittadinanza attiva e’ stato realizzato un focus su alcuni capoluoghi di regione: ottime le performance di Milano (90.43), Genova (80.87), Roma (80.87) e Napoli(76.52). Oltre la sufficienza Reggio Calabria (65.22) e Palermo (61.72). Palermo e’ stata una delle prime citta’ in Italia ad applicare la norma che prevede la possibilita’ di destinare gli immobili confiscati alla residenzialita’ popolare e all’emergenza abitativa; una modalita’ di riutilizzo pubblico oggi applicata anche in altri comuni, che rende i beni confiscati strumenti di applicazione del diritto alla casa. (AGI)