“Si respira un clima pesante, da qualche giorno e’ ripartita una campagna di criminalizzazione della solidarieta’ che covava da mesi come brace sotto la cenere nelle carte di alcune procure. Non e’ certo una novita’, negli anni sono state diverse le inchieste che hanno riguardato le ONG, accusate ogni volta delle peggiori nefandezze, ogni volta diverse, ma tutte riconducibili ad un impianto ideologico ben preciso come piu’ volte testimoniato dalle dichiarazioni alla stampa di procuratori come quello di Catania o di Ragusa. Il risultato e’ sempre stato identico: nulla di fatto. La mancanza di prove e le tesi fantasiose di PM palesemente ostili alla solidarieta’ non hanno mai retto nei tribunali che hanno di fatto sempre archiviato le inchieste, senza mai arrivare al processo vero e proprio”. Lo scrive su facebook Erasmo Palazzotto di Leu.
“E andra’ allo stesso modo – prosegue – anche in questa seconda ondata di attacchi giudiziari in cui sempre le stesse tre procure, quella di Trapani, di Catania e di Ragusa, che nel 2017 diedero inizio alla campagna di criminalizzazione delle ONG, tornano oggi alla carica con un’azione coordinata che desta piu’ di qualche sospetto. Andra’ cosi’ perche’ salvare vite non puo’ mai essere considerato, a diritto vigente, un reato. E perche’ e’ ormai chiaro che questo approccio diffamatorio e’ funzionale a un disegno politico esplicito: deformare la realta’, confondere e polarizzare. Perche’ i problemi del Paese reale non sono le migrazioni o le persone che disperatamente tentano di fuggire dai lager libici, ma sono la sanita’, la fuoriuscita dalla pandemia, l’economia da far ripartire, il lavoro che non c’e’, le disuguaglianze che dividono e lacerano la nostra societa’. E cosi’ mentre si investono tempo ed energie in inchieste, intercettazioni, agenti infiltrati a caccia di reati che non ci sono, si gira la testa dall’altra parte di fronte al piu’ palese dei crimini: quello di non soccorrere le persone che rischiano la vita, di farlo troppo tardi, di affidare la sicurezza del Mediterraneo centrale alla cosiddetta Guardia Costiera libica, crimine operato da Italia e Unione Europea. Il tempo si incarichera’ di indicare chi era dalla parte giusta della Storia. Nel frattempo, come sempre, resistiamo a questa criminalizzazione sostenendo e difendendo chi lavora ogni giorno per svolgere il piu’ naturale ed il piu’ nobile dei gesti: salvare la vita di chi e’ in pericolo”. (ANSA)
