Mafia, omicidio Agostino: 32 anni dopo condannato all’ergastolo boss Nino Madonia

La barba, che da 32 anni cresce incolta in nome di una giustizia negata, non la tagliera’, perche’ la strada della ricerca della verita’ e’ ancora lunga. Ma oggi per Vincenzo Agostino e’ comunque una giornata importante, un traguardo, seppur parziale, dopo anni di battaglie per ottenere una risposta sull’assassinio del figlio Nino e della moglie Ida Castelluccio. La decisione di condannare all’ergastolo per il duplice delitto, commesso a Villagrazia il 5 agosto del 1989, il boss Nino Madonia e’ una prima risposta dopo decenni in di depistaggi e archiviazioni.

Una decisione che fissa intanto un primo tassello: ad assassinare l’agente di polizia, che collaborava con i Servizi segreti per la ricerca dei latitanti mafiosi, fu Cosa nostra. Il rinvio a giudizio, per il delitto, del capomafia Gaetano Scotto, poi, aggiunge un altro pezzetto di verita’. L’agguato fu voluto da quella parte di Cosa nostra che aveva rapporti con gli 007. Scotto, e’ ormai acclarato, portava avanti relazioni ambigue con esponenti dei Servizi. Infine, terza tessera del mosaico messa oggi al suo posto dal gup, con la decisione di disporre il processo per Paolo Rizzuto, vicino di casa e amico di Agostino, accusato di favoreggiamento per avere mentito sull’omicidio.

E’ il suggello alla tesi a lungo sostenuta dal padre della vittima secondo la quale qualcuno per anni avrebbe tentato di depistare le indagini. Antonino e Ida, che era incinta di pochi mesi, furono trucidati a colpi di arma da fuoco davanti all’ingresso dell’abitazione estiva della famiglia Agostino, a Villagrazia di Carini (Palermo). A sparare furono due killer arrivati a bordo di una moto di grossa cilindrata, trovata poi bruciata non distante dal luogo dell’eccidio. Reticenze, insabbiamenti, documenti spariti hanno ostacolato le indagini. La stessa appartenenza di Agostino all’intelligence e’ stata negata per anni. Solo col tempo si e’ scoperto che la vittima aveva anche “mansioni coperte”, che esulavano dai suoi compiti ordinari istituzionali.

Ed e’ stato possibile ricostruire il contesto in cui il delitto sarebbe maturato e il torbido terreno di rapporti opachi tra componenti di cosa nostra ed alcuni esponenti infedeli delle Istituzioni. Agostino, insieme ad Emanuela Piazza, anche lui ucciso, a Giovanni Aiello e a Guido Paolilli, tutti agenti di polizia, faceva parte di una struttura di intelligence che aveva rapporti con pezzi di Cosa nostra. Solo poco prima di morire aveva capito le reali finalita’ della “cellula” a cui apparteneva e se ne era allontanato. Una scelta che, secondo gli inquirenti, gli e’ costata la vita. Con la condanna di Madonia, dunque, si ricostruisce un omicidio per anni rimasto avvolto dal mistero. Il processo a Scotto e Rizzuto dovra’ dare le risposte ancora mancanti. (ANSA)