Sentenza depositata con 500 giorni di ritardo, assolto giudice Provenzano

Assoluzione perche’ il fatto non costituisce reato: i giudici della sezione penale del tribunale di Caltanissetta hanno prosciolto il giudice Francesco Provenzano – ex presidente dell’ufficio Gip-Gup di Agrigento, ufficio dove e’ tuttora in servizio – dall’accusa di omissione di atti di ufficio. L’imputazione scaturiva dall’avere depositato una sentenza con quasi 500 giorni di ritardo rispetto al termine, inizialmente indicato nel dispositivo, di 75. La vicenda prende le mosse da una denuncia dell’imprenditore siracusano Gaetano Caristia, titolare della Comaer, condannato dallo stesso Provenzano, il 26 luglio del 2018, a otto mesi di arresto nell’ambito di un’inchiesta su un piano di lottizzazione illegale alla Scala dei Turchi. La denuncia fu presentata da Caristia nel gennaio del 2019. Il costruttore, peraltro, ha pure promosso una causa civile nei confronti del giudice chiedendo un risarcimento del danno di 250 mila euro per il ritardo nel deposito delle motivazioni che gli avrebbero impedito di appellare la sentenza. “A distanza di ben 553 giorni – disse Caristia con un intervento pubblico il primo febbraio dell’anno scorso – non mi e’ consentito esercitare i miei diritti, costituzionalmente garantiti, di difendermi impugnando una sentenza che continuo a ritenere scandalosa”. Le motivazioni furono poi depositate 8 giorni piu’ tardi e il processo di appello e’ ormai in dirittura di arrivo. Il termine di deposito delle motivazioni della sentenza scadeva il 9 ottobre 2018. Le denunce presentate da Caristia sono state anche trasmesse alla procura generale presso la Cassazione, al ministro della Giustizia, al Csm e alla procura generale di Palermo. Provenzano, difeso dall’avvocato Giovanni Di Giovanni, e’ stato ascoltato in aula e ha fornito delle giustificazioni sui presunti ritardi nel deposito delle motivazioni legati a problemi organizzativi e complessita’ nella stesura. Il pubblico ministero, al termine della requisitoria, aveva chiesto la condanna a 10 mesi di reclusione. (AGI)