Vizi Capitali, lo spettacolo di Gaetano Aronica torna alla Valle dei Templi il 27 agosto

Vizi Capitali torna alla Valle dei Templi di Agrigento il 27 agosto alle ore 21,00. All’ombra del tempio di Giunone si ripete la magia, per l’ultima messinscena in programma di uno spettacolo imperdibile. Scritto da Gaetano Aronica, prodotto dalla Fondazione, in collaborazione con il Parco Valle dei templi, lo spettacolo è reduce da un tour per la Sicilia che ha registrato un notevole successo di pubblico. Una scommessa accettata e vinta; unire il teatro a luoghi speciali, andare in scena nelle nostre incredibili aree archeologiche, fondersi in scenografie naturali che sono parte della nostra storia e del nostro patrimonio per creare atmosfere irripetibili.

Scritto in una sola notte da Gaetano Aronica, lo spettacolo, si ispira liberamente alle opere di Aleksandr Puskin e Apuleio di Madaura. In Vizi Capitali confluiscono energie, passioni e impegno. A firmare la regia, lo stesso Gaetano Aronica e Giovanni Volpe. I costumi e le scene sono di Flavia Cocca. Insieme a Gaetano Aronica, in scena, la Compagnia del teatro Pirandello: Ilaria Bordenca, Franco Bruno, Silvia Bruno, Emanuele Carlino, Noemi Castronovo, Silvia Frenda, Marcella Lattuca, Fabrizio Milano, Giovanni Moscato,  Viola Provenzano, Nicola Puleo, Stefano Trizzino. Disegno luci e suono Giovanni Volpe; Aiuto regia Gabriele Ciraolo, Arianna Vassallo; Assistente regia Claudia Volpe; Assistente scenografo Francesco Di Stefano; Service Prostudios Christian Vassallo.

Dalle note di regia di Gaetano Aronica e Giovanni Volpe: “Sono i sentimenti dell’uomo i veleni più potenti e dalle loro dosi dipende il futuro dell’Umanità. I Vizi capitali non sono altro che virtù in eccesso; virtù dolcissime, pure in apparenza, nel cui cuore è penetrato il nero veleno del male. I personaggi sono ciechi, sordi, muti, ma non immuni, anzi forse più vivi, ma di una vita che brucia nel vizio stesso per il breve tempo della sua durata. Tra forme shakespeariane e chiaroscuri michelangioleschi, Vizi Capitali racconta e dipinge questo presente così come si farebbe nel corso di un “Festino in tempo di peste” , celebrato in un galeone fantasma alla deriva”.

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