“Ssconcerto per le parole del prefetto Agrigento” . Lo dichiarano in una nota congiunta la deputata del gruppo Misto Piera Aiello, l’ex ministra della difesa Elisabetta Trenta, il testimone di giustizia Ignazio Cutro’, l’avvocato e consulente della commissione Antimafia Rosario Scognamiglio, l’avvocato Roberto Catani e il segretario provinciale di Idv per Roma Nicola Cecchini. “In particolare – dicono – la prefetta, nel descrivere il territorio della provincia di Agrigento, si lascia andare a giudizi sprezzanti e lesivi della dignita’ delle amministrazioni locali, definite “non sempre all’altezza dei complessi compiti e con apparati amministrativi caratterizzati da carenze di professionalita’”. Ma ancor piu’ grave e’ il giudizio sulla cittadinanza, che non offrirebbe – a suo dire – modelli positivi di reazione a gravi fenomeni”.
“Cocciufa – aggiungono – omette, ad esempio, di ricordare che la famiglia Cutro’ ha fatto il proprio dovere fino in fondo, denunciando e testimoniando nei processi contro Cosa Nostra. Pertanto le affermazioni riportate nella relazione risultano quantomeno mistificatorie rispetto a una realta’ che lotta quotidianamente per affrancarsi dal fenomeno mafioso. E offrono una ricostruzione storica, politica e sociale lontana dalla realta’. Suggeriamo alla prefetta di mettere in soffitta il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e di cominciare a leggere il libro che racconta la storia del testimone di giustizia Ignazio Cutro’ e della sua famiglia. Quando lo Stato fa fatica a riconoscere il debito contratto con gli onesti non ci si puo’ rammaricare di non godere di credibilita’ tra gli stessi. Non riconoscere le fatiche e l’onore di chi non si arrende alla prepotenza mafiosa e’ la principale causa del disorientamento dei cittadini. Quando si e’ soli nella lotta contro le mafia si e’, agli occhi di Cosa Nostra, vulnerabili>. (ANSA).
