Vecchi complici e nuovi possibili fiancheggiatori che avrebbero favorito la latitanza di Matteo Messina Denaro. In tutto sono 20 le persone che sono state iscritte nel registro degli indagati con l’accusa di proteggere il boss di Cosa Nostra, in fuga dal 1993. Le loro case sono state perquisite dalla Polizia di Stato, che ha battuto palmo a palmo la valle del Belice, roccaforte del latitante di Castelvetrano. Dopo anni di silenzio, il volto del boss è apparso in un video del 2009 girato da una telecamera di sorveglianza in provincia di Agrigento. Il filmato diffuso ieri mostra un suv blu: seduto dal lato del passeggero c’è un uomo stempiato e con gli occhiali. Per gli investigatori la fisionomia è quella del padrino che prese le redini di Cosa Nostra dopo l’arresto di Totò Riina. A indagare sui possibili fiancheggiatori del boss sono gli uomini della Squadra Mobile di Trapani, del Servizio centrale operativo, della Direzione centrale anticrimine, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo e del procuratore aggiunto Paolo Guido, a capo del pool che indaga sulle province di Agrigento e Trapani. Il blitz è stato condotto anche con l’aiuto del Reparto Volo di Palermo, pattuglie munite di apparecchiature speciali e unità cinofile.
Quelli iscritti nel registro degli indagati sono nomi di primissimo piano. Tra loro figurano l’ex consigliere comunale di Castelvetrano Calogero Giambalvo, recentemente assolto dall’accusa di associazione mafiosa, ma condannato per estorsione dal Tribunale di Trapani. Perquisita anche la casa di Giovanni Campo, figlio di Pietro Campo, l’uomo che Messina Denaro avrebbe incontrato nel 2009 e con cui avrebbe viaggiato a bordo del suv blu, ripreso dalle telecamere di sorveglianza. Sotto la lente degli investigatori è finito anche Lorenzo Catalanotto, arrestato 10 anni fa dalla Squadra Mobile di Trapani nel blitz Golem 2. Per gli investigatori era uno degli uomini che portavano i pizzini del latitante agli affiliati. A Partanna è stata perquisita l’abitazione di Nicola Pandolfo, parente degli Accardo, nota famiglia di mafia. Le perquisizioni si sono concentrate non solo su Castelvetrano, paese natale di Messina Denaro, ma anche su Campobello di Mazara, Partanna, Santa Ninfa, Mazara del Vallo. Le perquisizioni sono arrivare fino al palermitano, a Roccamena, dove negli ultimi anni è stato trovato un cimitero di mafia. (LaPresse)
