Beni culturali, allarme archeologi: ”Gravissima legge Sicilia”

Burocrati senza alcuna competenza al posto di archeologi; solo 4 parchi archeologici su 14 diretti da archeologi; nessun soprintendente dell’isola e’ archeologo, cancellazione delle sezioni archeologiche in ogni soprintendenza: i docenti universitari italiani di archeologia stilano un durissimo atto di accusa contro il governo regionale siciliano accusato di star varando “l’ennesima ‘rimodulazione’ degli uffici della pubblica amministrazione, che avra’ gravissime conseguenze sul sistema di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale siciliano”. La giunta guidata da Nello Musumeci, e il cui assessore ai Beni culturali e’ il leghista Alberto Samona’, afferma La Consulta, presieduta da Giuliano Volpe, presidente emerito del Consiglio superiore Beni culturali e paesaggistici del MiBAC, “porta a compimento un processo, iniziato da piu’ di un decennio, di eradicazione degli archeologi e dell’archeologia dal sistema siciliano dei beni culturali.

Non viene tagliato il numero, in realta’ modellato su quello dei dirigenti attualmente in servizio, ma vengono tagliate le sezioni di Soprintendenze e Parchi, modificando di fatto, con un provvedimento amministrativo, le leggi con le quali e’ stato creato il sistema siciliano di tutela e valorizzazione. Infatti, le sezioni tecnico- scientifiche previste per legge (la L.r. 80/77 tuttora vigente all’art 12 prevede che debbano essere cinque: ambientale, archeologica, architettonico-urbanistica, storico-artistica e bibliografica), vengono accorpate in due sole mega unita’ operative, che assommeranno, in maniera assai discutibile, l’una le competenze sui beni architettonici, storico-artistici, paesaggistici e demoetnoantropologici, l’altra quelle sui beni archeologici, archivistici e bibliografici”.

I parchi archeologici, prosegue la Consulta, a esclusione dei maggiori (Agrigento, Taormina, Piazza Armerina, Siracusa), avranno al loro interno “un’unica unita’ operativa, che dovrebbe assolvere a tutti i compiti dell’istituto: gestione del personale, contenzioso, gare e contratti, contabilita’, ufficiale rogante, ricerca scientifica, fruizione, valorizzazione, gestione dei siti dipendenti, manutenzione e restauro. Scompare dunque la distinzione tra ruoli amministrativi e ruoli tecnico-scientifici, accorpati in un unico ufficio e sotto un’unica responsabilita’ che sara’ affidata ad un dirigente generico che potrebbe non avere alcuna attinenza con i beni culturali”. Nel parco di Agrigento, il primo ad essere istituito in Italia, scompare l’unita’ operativa ‘beni archeologici’, per essere sostituita da un’unica sezione tra i cui compiti non sono compresi quelli della ricerca archeologica, della comunicazione, della didattica, compiti principali del Parco secondo la legge che lo ha istituito”.

La ‘rimodulazione’ voluta dalla giunta regionale siciliana, proseguono i docenti di archeologia, ha gli obiettivi fondamentali di “eliminare alla radice lo scandalo delle unita’ tecnico-scientifiche affidate a dirigenti non dotati dei requisiti previsti dalla normativa regionale e nazionale, semplicemente eliminando le unita’ tecnico-scientifiche” e di “rimuovere dal sistema una figura professionale ritenuta scomoda, quella dell’archeologo, il cui intervento si ritiene pregiudizialmente rallenti l’iter dei lavori pubblici, blocchi l’iniziativa privata, richieda alle iniziative di valorizzazione standard scientifici troppo elevati per poter essere rispettati”. (AGI)