Agricoltura, il vigneto siciliano è il più grande d’Italia e primo nel bio

Con quasi 98mila ettari, il vigneto siciliano è il più grande d’Italia, in Europa ha la stessa estensione del vigneto tedesco e nel mondo misura tre volte il vigneto della Nuova Zelanda, superando addirittura quello sudafricano. Inoltre è il primo in Italia per la produzione di vino biologico. Nell’isola, in cui lo scorso anno sono state prodotte oltre 90 milioni di bottiglie Doc Sicilia, nasce ora un progetto di valorizzazione del germoplasma viticolo allo scopo di produrre viti siciliane certificate, per iniziativa del Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia in partnership con Regione Siciliana, l’Università di Palermo ed il Centro regionale per la conservazione della biodiversità viticola ed agraria “Paulsen”.

Tra le cantine siciliane protagoniste della salvaguardia e valorizzazione del territorio e della qualità dei prodotti agricoli spicca Cantine Settesoli di Menfi, in provincia di Agrigento, una delle più importanti cooperative vinicole europee e prima cooperativa di settore, a livello nazionale, ad applicare un disciplinare interno per la produzione bio. Con un export in oltre 40 paesi, in questa campagna agricola ha dato il via al progetto Alta Qualità Bio impegnandosi a limitare ulteriormente i valori consentiti di residui dall’uso di fosfiti o loro metaboliti, garantendo così un vino biologico di altissima qualità. Previsti oltre 30mila controlli ed esami specifici su foglie ed uve in diversi periodi dell’anno. I conferitori di Alta Qualità Bio – oggi 78 viticoltori – le cui uve non risulteranno in linea con i parametri previsti dal disciplinare interno, verranno esclusi dal progetto per un periodo proporzionale al superamento dei limiti previsti, con parametri più restrittivi di quelli previsti dai regolamenti comunitari in vigore per le coltivazioni a conduzione biologica.

La cooperativa nasce nel 1958 dall’esperienza di una cooperativa fondata a Menfi da 68 viticoltori (che aveva preso il suo nome da quello del feudo Settesoli che compare nel libro “Il Gattopardo”, pubblicato lo stesso anno). Quei primi fondatori decisero con coraggio di piantare vigne là dove da sempre si coltivavano grano, agrumi e cotone e costruirono una prima cantina. Dovranno però attendere ben 7 anni, il 1965, per giungere alla prima vendemmia e la cooperativa, che contava allora 302 soci, in venti anni arrivò a circa 1.500. Cantine Settesoli oggi vanta circa 2500 soci conferitori, con 6mila ettari di vigneti su tre provincie e dieci comuni per una produzione annuale di oltre 20 milioni di bottiglie che, per il 43%, vola all’estero, raggiungendo 44 Paesi nel mondo con i marchi Settesoli, Mandrarossa e Inycon. L’indotto creato dalla produzione dei suoi vigneti – che si espandono oltre Montevago, Contessa Entellina e Santa Margherita di Belìce, abbracciando tre province siciliane – negli anni ha sviluppato una vera economia parallela tanto che il 70% delle 5mila famiglie del territorio è coinvolto a vario titolo nell’attività. Agli inizi degli anni Novanta, quando gli ettari di vigna erano diventati oltre 4mila e si imbottigliavano 4 milioni di litri di vino l’anno, si chiede aiuto alla ricerca per potenziare la qualità, trovando la collaborazione di vari studi universitari. Cantine Settesoli cominciò allora a piantare piante di Chardonnay e a sperimentare altre varietà internazionali. Si acquistarono inoltre le cantine sociali “Il Progresso” e “Colli del Belice”. Nel 1999 nasce una delle sue etichette di maggior successo, il Mandrarossa, che unisce i vitigni autoctoni siciliani con delle cultivar internazionali, dedicato al crescente canale horeca ed immortalato anche sulle mense via social di casa Ferragni. Nel 2003 si decide di certificare la tracciabilità dell’intera filiera di produzione, una scelta innovativa per il periodo e volta ad assicurare la massima trasparenza nei confronti dei consumatori di tutto il mondo. Nel 2008 viene installato uno dei più grandi impianti fotovoltaici del settore vitivinicolo e l’anno seguente il Gambero Rosso elegge la Cantina Settesoli come la migliore italiana.

Nel 2019 Roberta Urso, che da 20 anni è il volto femminile di Cantine Settesoli come manager della comunicazione, oltre che delegata regionale dell’Associazione Nazionale Donne del Vino, ha vinto il premio “Donne e vino”. Un riconoscimento “per l’impegno profuso nella valorizzazione del vino e del territorio siciliano in un’area, quella di Terre Sicane, dove i vitigni esprimono caratteristiche uniche di tipicità ed eleganza”. Altra storica azienda agrigentina è Cantine Barbera, che distribuisce i suoi vini in Stati Uniti, Canada, Germania, Cina e Giappone e i cui primi vigneti sono stati piantati nella Tenuta Belicello, che su sviluppa tra il mare e il Belice. L’azienda oggi produce circa 50mila bottiglie l’anno, i vigneti si estendono su 15 ettari e viene creata nel 2001 con l’etichettatura della prima vendemmia. Oggi a guidarla è Marilena Barbera, figlia del fondatore, che ha scelto di passare all’agricoltura biologica dal 2010. La certificazione arriva nel 2016 e insieme a questa la decisione di seguire un percorso di utilizzare, in tutta la filiera di produzione, qualunque prodotto sistemico che non danneggi la salute dell’ecosistema e la ricca biodiversità del terroir. Inoltre, ha recentemente intrapreso un percorso di conversione all’agricoltura biodinamica e ha attuato una pratica di riduzione dell’impatto ambientale utilizzando materiali riciclabili, bottiglie dal peso limitato delle bottiglie, utilizzo esclusivamente di energia rinnovabile e gestione responsabile delle risorse naturali. Firriato è un anche un importante marchio in cui spicca l’eccellenza dei vini siciliani nel biologico. È stato infatti uno dei primi grandi brand isolani a convertire tutta la sua produzione in agricoltura biologica certificata, intraprendendo – nel 2007 – il processo di carbon neutrality attraverso un continuo calcolo delle emissioni. Di recente ha ottenuto il Sustainable Viticulture Award, il podio più alto del Gambero Rosso in ambito vitivinicolo, divenendo la prima cantina certificata in Italia ad impatto zero. (9Colonne)