Un ambiente favorevole per aiutare le donne vittime di violenza e incoraggiarle a descrivere agli agenti della Polizia di Stato l’esperienza subita. Nella sede della Squadra Mobile della questura di Caltanissetta, con il sostegno della cooperativa sociale “Etnos”, e’ stata realizzata la stanza degli aquiloni, una sala ascolto protetto per le vittime di violenza. “Le prime parole di una donna che denuncia – ha detto la presidente della Corte d’Appello Maria Grazia Vagliasindi – sono le piu’ importanti, perche’ sono lo sfogo di una donna che ha deciso, perche’ esasperata, soffocata, dalla sofferenza, dal dolore, dall’impossibilita’ di continuare, determinata finalmente a vincere la paura. La capacita’ di chi raccoglie le prime dichiarazioni e’ sicuramente la migliore garanzia per l’innalzamento della tutela dei diritti delle donne che e’ il prototipo della tutela dei diritti umani”. Il procuratore Lia Sava ha posto l’accento sul fenomeno del sommerso.
“La violenza sulle donne e’ un fenomeno trasversale che riguarda tutte le classi sociali. Se le donne – ha detto il procuratore generale Lia Sava – si sentono accolte nel momento in cui decidono di aprirsi e di cercare giustizia sara’ tutto molto piu’ semplice. Nel nostro territorio il fenomeno del sommerso e’ molto significativo. A volte nelle classi sociali piu’ alte le donne non denunciano per paura di perdere l’immagine della famiglia del mulino bianco e apparentemente felice. Cosi’ come donne di classi sociali piu’ basse non denunciano perche’ non avrebbero mezzi alternativi di sostegno”. Il questore di Caltanissetta Emanuele Ricifari ha sottolineato: “La Polizia di Stato affianca la vittima in ogni fase, in quella investigativa, in quella processuale, e quella successiva che riguarda la vita esterna. Ecco perche’ e’ fondamentale anche il rapporto con associazioni antiviolenza e con quelle che si occupano della successiva assistenza”. (ANSA)
