“Grazie alle riforme che hanno reso più stringente il legame tra montante contributivo, vita residua attesa al pensionamento e ammontare dell’assegno è possibile introdurre nel sistema pensionistico italiano elementi di flessibilità in uscita senza mettere a repentaglio la sua sostenibilità finanziaria di lungo periodo”. Ma “la necessità di contenere il disavanzo pubblico limita attualmente la possibilità di stanziare risorse ingenti per questo capitolo di spesa, anche in considerazione del suo peso sui conti pubblici, già elevato e in aumento nei prossimi venti anni”. Così il Capo del Servizio Struttura economica della Banca d’Italia, Fabrizio Balassone, in audizione sulla manovra davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato.
“Quando le pressioni sui conti pubblici si saranno ridotte, si potranno estendere i margini di flessibilità in uscita. Ogni modifica dovrà comunque tenere conto delle prospettive demografiche e di crescita economica”, mette in guardia la Banca d’Italia. Il nostro sistema pensionistico, ha affermato Balassone, “è già oggi capace di assicurare la sostenibilità finanziaria e l’equità tra generazioni meglio di altri. La sua sostenibilità sociale potrà essere accresciuta se saranno attuate politiche che facilitino l’occupazione sia delle persone più mature (promuovendo la formazione lungo tutto l’arco della carriera) sia dei gruppi che incontrano maggiori difficoltà nel mercato del lavoro, in particolare i giovani e le donne”. In ultima analisi, ha concluso, è “da un aumento dell’occupazione e della produttività (oltre che dagli andamenti demografici) che dipende l’ammontare di risorse che possono essere destinate al sostentamento degli anziani senza imporre un peso eccessivo su chi lavora”. (askanews)
