Mafiosi col reddito di cittadinanza nell’Agrigentino, chiesto il processo per 19

Ci sono il presunto braccio destro del capo provinciale di Cosa nostra, la moglie di un pentito, affiliati mafiosi che hanno finito di scontare la condanna e pregiudicati ai domiciliari condannati con l’accusa di essere trafficanti di droga del clan. Il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio e il pubblico ministero Gloria Andreoli hanno chiesto il rinvio a giudizio per 19 presunti truffatori del reddito di cittadinanza. Ad alcuni di loro si contesta di avere ottenuto l’erogazione del beneficio nonostante avessero riportato delle condanne per associazione mafiosa, che sono ostative per legge. Ad altri, coniugi o parenti di mafiosi, si contesta di avere omesso di dichiarare l’esistenza della condanna per incassare un contributo superiore.

Pasquale Alaimo ha scontato 13 anni di reclusione per l’accusa di essere stato il braccio destro del capo provinciale di Cosa Nostra, Maurizio Di Gati. Diverso il caso di un altro indagati che avrebbe dovuto comunicare il suo arresto nell’ambito dell’inchiesta antimafia “Kerkent” nel quale, nei mesi scorsi, e’ stato condannato a 12 anni e 8 mesi per traffico di droga. Gli altri sono coniugi o familiari di mafiosi o persone finite in carcere. Fra loro la moglie del pentito Giuseppe Quaranta che avrebbe dovuto comunicare la circostanza che il marito si trovava in carcere. All’udienza preliminare, fissata per il 7 febbraio, i difensori potranno chiedere, in alternativa al rito ordinario, il giudizio abbreviato o il patteggiamento. (AGI)