Scala dei Turchi, falesia di saraceni e Moltalbano

Il profilo della parte piu’ alta della collina di marna candida s’incideva contro l’azzurro del cielo terso, senza una nuvola, ed era incoronato da siepi di un verde intenso. Nella parte piu’ bassa, la punta formata dagli ultimi gradoni che sprofondavano nel blu chiaro del mare, pigliata in pieno dal sole, si tingeva, sbrilluccicando, di sfumature che tiravano al rosa carrico. Invece la zona piu’ arretrata del costone poggiava tutta sul giallo della rina“. E’ Andrea Camilleri (“La prima indagine di Montalbano”, ed. Mondadori) a descrivere in modo cosi’ vivido la Scala dei Turchi, falesia in marna bianca nell’Agrigentino, a cui e’ toccato di essere sfregiata dai vandali la notte scorsa.

Meta del turismo internazionale, amata da Camilleri, che era di queste parti, raccontata da Giuseppe Tornatore in ‘Malena’ e da Pif in “In guerra per amore”, cantata da Colapesce e Di Martino in ‘Luna araba‘, la Scala dei Turchi, che deve il proprio nome alle vecchie incursioni dei pirati saraceni in cerca di riparo in una zona meno battuta dai venti, appartiene a un 73enne che un giorno si presento’ al comune di Realmonte sbandierando un testamento che farebbe di lui l’erede. E aveva ragione. Alla fine di novembre scorso, al termine di un lungo contemzioso giudiziario che ha visto anche il suo sequestro, e’ stata restituita al proprietario, Ferdinando Sciabarra’. Si era conclusa in questo modo l’indagine penale per occupazione di suolo demaniale, violazioni in materia di sicurezza e tutela di beni ambientali. Sciabarra’ era accusato “d’aver arbitrariamente occupato una porzione del demanio necessario marittimo e d’averne impedito l’uso pubblico”. Tesi che, per larghissima parte, e’ stata smentita da una super perizia disposta dal gip che ha accertato la proprieta’ privata di quasi tutta l’area.

Il bene e’, nei fatti, terra di nessuno, dato il suo spezzettamento proprietario e l’impossibilita’ per un privato di vigilare per la sua tutela. Il sequestro giudiziario del febbraio 2020, spiego’ allora Luigi Patronaggio, procuratore di Agrigento, fu un “atto d’urgenza” necessario a mettere in sicurezza un sito che “ha una valenza paesaggistica, storica, archeologica, geologica ed e’ molto fragile”. Il catalogo dell’incivilta’, provvide lo stesso magistrato e renderlo noto ed e’ questo: “Gente che porta via pezzi di marna, graffiti di dubbio gusto, buchi nella scogliera, carotaggi non autorizzati”. “Un bene – prosegui’ Patronaggio- che abbia questo valore storico, paesaggistico, geologico deve essere restituito alla mano pubblica”. Nei prossimi giorni, affermanti fonti dell’ambientalismo, Sciabarra’ cedera’ la propria parte di proprieta’ al Comune di Realmonte, in cui il bene si trova.

Nel marzo del 2020 la Regione Siciliana annuncio’ che sarebbero stati predisposti servizi di vigilanza diurna e notturna, installazioni di telecamere di videosorveglianza, cartelli e una recinzione. Risale a due anni fa esatti, invece, il comunicato stampa con cui il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, rese noto che il 7 gennaio di quell’anno era stato “delineato un percorso virtuoso che avra’ come approdo finale l’apposizione del vincolo sulla spiaggia di Realmonte e l’adozione di tutte le iniziative utili a salvaguardare la scogliera di marna bianca”. Da allora la condizione di abbandono in cui versa la falesia, che l’Assemblea regionale candido’ per l’inserimento nel patrimonio culturale mondiale tutelato dell’Unesco, non e’ mutata, e oggi la ‘ferita rossa’ inferta dai vandali ne e’ una feroce dimostrazione. La Scala dei Turchi, dicono gli ambientalisti, va dichiarata riserva naturale o monumento paesaggistico. Cosi’, forse solo cosi’, cancellate le umiliazioni si potra’ fare come Montalbano: “S’assitto’ sulla sabbia asciutta, affatato. E accussi’ stette, fumandosi una sigaretta appresso all’altra, perso a taliare le variazioni della tinteggiatura del sole, via via che andava calando, sui gradoni piu’ bassi della Scala dei Turchi“. (AGI)