Omicidio a Raffadali, padre vittima: ”Ho perso il controllo, mio figlio arrabbiato un demonio”

“Ho perso il controllo, ero preso dalla rabbia, dopo aver subito nel tempo numerose minacce da parte di mio figlio che, quando si arrabbiava, diventava un demonio. Ricordo di aver sparato diversi colpi. Poi ho inserito la sicura, ho messo l’arma in fondina e non ho controllato i colpi rimasti nel serbatoio”. E’ il drammatico racconto che Gaetano Rampello, il poliziotto che martedì scorso a Raffadali ha ucciso il figlio affetto da problemi psichici, Vincenzo Gabriele, esplodendogli contro 14 colpi con la pistola d’ordinanza, consegna agli investigatori. Subito dopo l’omicidio, consumato in piazza Progresso in pieno centro e ripreso dalle telecamere degli impianti di videosorveglianza della zona, si è allontanato. Ha percorso la via Cordova, ha raggiunto Porta Agrigento e seduto alla fermata del bus ha chiamato i carabinieri. “Ho ucciso mio figlio”, ha detto piangendo all’operatrice del 112. Il giorno dell’omicidio, secondo il racconto del padre, il cui fermo è stato convalidato dal gip di Agrigento che ha disposto la custodia cautelare in carcere, Vincenzo Gabriele lo aveva chiamato. Intorno alle 3 del mattino. Voleva una ricarica PostePay da 30 euro. “Davanti al mio rifiuto la sua reazione era stata particolarmente violenta”. Quella mattina le telefonate della giovane vittima si susseguono. “Tutte con tono minaccioso”, racconta il poliziotto, che alla fine si convince a consegnargli il denaro. Di presenza. “Per evitare di perdere tempo alle Poste”. Quella mattina, infatti, Gaetano Rampello, aveva un impegno a Raffadali legato all’affitto di un immobile.

Padre e figlio si incontrano a piazza Progresso. “Appena mi ha visto, senza neanche salutarmi – racconta ancora il poliziotto -, mi ha aggredito fisicamente afferrandomi la mano e girandomi il polso. Poi mi ha detto ‘merda di cristiano, vedi che mi devi dare 50 euro’. Gli ho risposto che ne avevo solo 45 e lui mi ha strappato il portafoglio da dosso, lo ha aperto e mi ha intimato di andare a pagare un debito di 3 euro che aveva contratto con la rosticceria nella piazza”. E mentre Gabriele si incammina, il padre estrae la pistola che aveva con sé ed esplode un primo colpo. Lo colpisce alle spalle e, una volta a terra, continua a sparare. “Ho perso il controllo”, dice, ammettendo di aver sì ucciso il figlio, ma di aver agito d’impeto e senza alcuna premeditazione, esasperato dai comportamenti aggressivi e dalle minacce di morte del figlio. L’ultima aggressione circa sei mesi fa: Vincenzo Gabriele lo avrebbe colpito con un pugno alla nuca. Ma in quell’occasione il padre non aveva presentato denuncia. Il gip di Agrigento scrive: “Ci sono elementi che consentono di escludere che l’uomo abbia agito d’impeto, colto dall’ira nel corso dell’ennesima violenta discussione avuta con il figlio affetto da disturbi psichiatrici”. (Adnkronos)