Rigassificatore a Porto Empedocle, Messina (Confesercenti): ”Incompatibile con il nostro territorio”

“La riscoperta attenzione per la costruzione di un impianto di rigassificazione a Porto Empedocle suscita il dubbio che l’insistenza per questo sito coincida con la presunzione che ci si trovi in presenza di una politica locale molto debole e non in grado di difendere gli interessi del territorio e delle sue naturali coordinate di sviluppo”. Così il presidente di Confesercenti Agrigento Vittoria Messina si inserisce nel dibattito che si è riacceso sulla vicenda. “Il rincaro del gas e le vicende geopolitiche ad esso collegate – aggiunge Messina – ripropongono il tema della scelta di strategie che possono contribuire a diminuire la dipendenza delle forniture provenienti da un’unica fonte e in questa ottica si è riacceso l’interesse per il rigassificatore di Porto Empedocle, un progetto nato 18 anni fa, osteggiato dal Comune di Agrigento, dalla Camera di Commercio, da tante associazioni e soprattutto bocciato sonoramente dagli abitanti della città dei templi che si sono pronunciati in maniera inequivocabile attraverso apposito referendum”.

“Motivi di sicurezza e di compatibilità ambientale – continua il presidente di Confesercenti – a ridosso di un’area di grande rilevanza culturale come il parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi, del Parco Luigi Pirandello, a ridosso di un’area che insiste su uno dei tratti più suggestivi della costa siciliana, che annovera il sito della Scala dei Turchi, conosciuto ormai in tutto il mondo, hanno provocato le legittime reazioni da parte del mondo della cultura e di tanti operatori economici che puntano alla valorizzazione di un territorio a vocazione turistica”.

“L’impianto, a ridosso del centro abitato, nonostante le rassicurazioni di parte, non offre garanzie sulla mancata pericolosità dello stesso – conclude Vittorio Messina – nella misura in cui non si riesce a spiegare perché un impianto non pericoloso preveda poi l’interdizione alla navigazione di qualunque mezzo nel raggio di un chilometro e mezzo nella fase di scarico del gas. Se la legge prevede l’obbligo di interdizione della navigazione è perché, ovviamente, un pericolo esiste. E se un pericolo esiste il principio di precauzione che ispira tutta la legislazione in materia impone di spostare il sito dell’impianto pericoloso per evitare che un incidente possa produrre conseguenze gravissime. Infine tale scelta scellerata comprometterebbe non solo l’immagine del territorio ma la stessa credibilità di uno Stato che si compiace di esaltare le sue credenziali culturali. Se la politica locale non dovesse fare prevalere le ragioni e le aspirazioni della popolazione interessata non ci rassegneremo a subire scelte imposte dall’alto e porremo in essere tutte le azioni legali necessarie oltre ad una mobilitazione permanente”.