Quindicesimo giorno di guerra in Ucraina. Nella notte tra il 10 e l’11 marzo i russi hanno continuato a sparare sulle città ucraine. Ecco il quadro secondo i report dalle amministrazioni locali diffuso dall’agenzia Askanews. Bombardata la regione di Sumy, due civili sono stati uccisi e a seguito di un attacco aereo all’aeroporto di Lutsk, città dell’Ucraina nordoccidentale, anche lì due morti. A Dnipro è stato estinto l’incendio a seguito dei bombardamenti russi su un calzaturificio. Nella regione di Kiev combattimenti a Irpen, Makarov, vicino a Borodyanka. Bombardamenti su Belogorod e Bucha, razzi su Baryshivka. Aerei russi hanno bombardato Chernihiv due volte nella notte. L’approvvigionamento idrico è danneggiato. Nella regione di Luhansk continuano i bombardamenti di Severodonetsk e Rubizhne. A Severodonetsk ci sono molti incendi negli edifici residenziali. Ieri un bombardamento è stato registrato anche a Trostyanets nella regione di Sumy (l’artiglieria russa ha sparato sull’ex stabilimento di Elektropobutprilad), nel villaggio di Slobozhanske (regione di Kharkiv).
Il capo dell’amministrazione statale regionale di Kharkiv, Oleh Synegubov, ha affermato che Kharkiv era stata bombardata 29 volte durante la notte. A Mariupol, colpiti i quartieri residenziali durante il giorno. I combattimenti sono continuati nella regione di Luhansk a Rubizhne, bombardamenti su Severodonetsk, ci sono morti e feriti. Inoltre, a Hrodna (regione di Chernihiv), i russi hanno occupato la stazione di polizia e, vicino a Odessa, una nave russa ha sparato cinque colpi in aria. A Chernihiv, danneggiato l’edificio del Museo delle antichità ucraine Vasyl Tarnovsky. Era sopravvissuto ai bombardamenti bolscevichi del 1918-1919 e alla seconda guerra mondiale, ha affermato Serhiy Laevsky, direttore del Museo storico di Chernihiv Tarnovsky. Sempre ieri, 10 marzo, quasi 111.000 persone hanno attraversato il confine di stato dell’Ucraina nella parte occidentale. Quasi 94.000 persone hanno lasciato il Paese, 67.000 di loro sono partite per la Polonia, hanno detto le guardie di frontiera.
