Centro-destra nel caos in Sicilia: Lega e Fi insistono su Cascio a Palermo, la Meloni vuole ricandidatura Musumeci

Centrodestra sempre a più rischio implosione in Sicilia. La tregua armata raggiunta da Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni nel corso di una telefonata domenica scorsa non avrebbe portato a nessun risultato. Almeno, per ora. Ne’ ci sono vertici in vista a due o a tre (con Matteo Salvini), come auspicato dai dirigenti locali per provare a uscire dallo stallo, portando il rebus Palermo-Messina-Regione sul tavolo nazionale e a un redde rationem non più rinviabile. Insomma, si naviga a vista e il muro contro muro che si registra anche oggi rende tutto più difficile. Tra accuse reciproche e veti incrociati, la trattativa procede a rilento, a cominciare dal caso di Palermo: per Fi e Lega, determinate a candidare Francesco Cascio, la situazione potrebbe sbloccarsi se si riuscisse a ‘separare’ la partita delle comunali dalle regionali d’autunno. Nino Minardo, segretario regionale del Carroccio nell’Isola, lo dice a chiare lettere e si appella al buon senso dei partner della coalizione: ”Andiamo tutti uniti su Cascio, così vinciamo a Palermo e poi ragioniamo sulle regionali…”.

La proposta di Minardo però trova la netta chiusura di Fdi, che vorrebbe portare a casa ‘l’intero pacchetto’, tenendo il punto sulla riconferma di Nello Musumeci, e si infrange pure sul ‘no’ dell’Udc che rilancia la corsa al palazzo delle Aquile del ‘civico’ Roberto Lagalla. Un nome gradito a Noi con l’Italia di Saverio Romano, ai forzisti che fanno capo a Marcello Dell’Utri, agli autonomisti di Raffaele Lombardo, ai centristi di Totò Cuffaro e che potrebbe incassare l’ok di Fratelli d’Italia, a patto che l’ex rettore molli il senatore renziano Davide Faraone, pronto a sostenerlo con la lista ‘Popolari e Riformisti’. ”Cascio? Il candidato sindaco c’è ed è Lagalla”, avverte Cesa e fa un contro appello a Minardo: ”Non c’è più tempo da perdere, mi auguro che sul nome di un ‘civico’ come l’ex rettore possa esserci la convergenza più ampia possibile”. Allo stato è il nodo della riconferma di Nello Musumeci a frenare ogni soluzione: Meloni tiene il punto sulla sua ricandidatura, che andrebbe bene al Cav, ma l’ala forzista guidata da Miccichè si oppone e sono molto forti pure le perplessità dei salviniani.

”Ogni giorno che passa ci incartiamo sempre di più ed è difficile uscirne fuori”, dice a mezza bocca un big azzurro. ”I nostri alleati sanno cosa devono fare per uscire dal cul de sac”, controreplica un ‘meloniano’ che sta seguendo da vicino il dossier siciliano. ”Niente impuntature su Musumeci”, sottolinea un leghista di rango. Ignazio La Russa, plenipotenziario in Sicilia di Fdi rivela che Cav e Meloni al telefono si erano accordati per un incontro a due o a tre (con Salvini) in presenza o da remoto per chiarire, ma non se ne è fatto nulla: ”L’ultima volta mi ha telefonato Berlusconi per preannunciarmi che stava per chiamare la Meloni. Si sono messi d’accordo che oggi o domani si sarebbero dovuti sentire online o di persona, magari anche con Salvini, ma non è ancora avvenuto”. Raccontano che Fdi non si fidi della proposta avanzata dagli alleati di sciogliere prima il nodo Palermo e poi quello della riconferma di Musumeci, perchè teme che una volta risolta la candidatura per il palazzo delle Aquile, la Lega possa poi rivendicare e ottenere per sè la presidenza della Regione , con la sponda di Forza Italia. (Adnkronos)