Teatro: a Siracusa tornano in scena Eschilo, Sofocle ed Euripide

 “Agamennone”, primo atto dell'”Orestea” di Eschilo, “Edipo Re” di Sofocle e “Ifigenia in Tauride” di Euripide; i registi sono Davide Livermore, Robert Carsen e Jacopo Gassmann. Questo in sintesi il cartellone della 57/a stagione dell’Inda a Siracusa 2022 che segna il ritorno del pubblico a capienza piena nel Teatro Greco, dopo due anni a causa dell’emergenza Covid. Si comincia con “Agamennone” di Eschilo, prima parte della Trilogia “Orestea”, per la regia di Davide Livermore il 17 maggio. Lo scorso anno l’enorme successo per “Coefore” ed “Eumenidi”, seconda e terza parte della trilogia che vedremo per intero a luglio. Il 17 giugno va in scena “Ifigenia in Tauride” di Euripide, regia di un figlio d’arte come Jacopo Gassmann. Presenti alla conferenza di presentazione il ministro della Cultura Dario Franceschini, in collegamento video, il sindaco di Siracusa Francesco Italia, il soprintendente Antonio Calbi e i registi delle tragedie 2022: “Edipo Re”, diretta da Robert Carsen che debutta il 18 maggio, e Davide Livermore che firma l'”Agamennone” e l’intera “Orestea” che sara’ in scena tutta intera a luglio. Tra gli attori impegnati quest’anno Maddalena Crippa, Giuseppe Sartori, Laura Marinoni, Sax Nicosia, Linda Gennari, Stefano Santospago e molti altri, oltre al coro della Scuola dell’Inda. A giugno Jacopo Gassmann per la sua prima volta a Siracusa, si confrontera’ con “Ifigenia in Tauride”.

“Programma di grande qualita’ – ha sottolineato il ministro Franceschini- e finalmente in capienza piena. Alcuni spettacoli si replicheranno in altri teatri antichi e io vorrei creare un circuito di teatri di pietra che possano diventare motore di cultura e di sviluppo”. Carsen, il celebre regista canadese, si e’ detto “onorato” di lavorare a Siracusa: “e’ la mia prima volta, ma ho sempre pensato a quali emozioni poteva suscitare stare qui sulle pietre che un tempo furono calpestate dai tragici. Edipo e’ opera misteriosa, non sappiamo cosa ci attende quando si vive accanto a colei che in realta’ non si conosce”. “La giustizia e’ il concetto attorno a cui gira tutta l’Orestea – racconta Livermore -. Io sento il bisogno di totale adesione filologica alla tragedia classica. Seppure da un’ottica piu’ recente. Qui saremo negli anni Trenta, in un mondo che sta per crollare.

La scena prevede una grande superfice specchiante, che riflettera’ anche il pubblico, Quando il teatro parla a noi, quando le sofferenze ci raggiungono fino a toccarci da vicino, allora e’ il momento di fare i conti con il dolore. La giustizi in realta’ la scopriamo se restiamo in tensione. Direi che e’ una costante ricerca, che non puo’ avere fine”. “E’ una tragedia molto scura – ha spiegato Jacopo Gassmann – la Tauride e’ una terra sfuggente, Euripide scrive la tragedia in un momento di assoluta crisi, quando Atene stava per perdere la guerra con Sparta. I personaggi parlano di se’ come miti, e Oreste qui non e’ pacificato, e’ inseguito dalle Erinni, la cosa piu’ interessante e’ che stiamo parlando di una tragedia di figli che si aggirano sotto un cielo plumbeo, senza riconoscersi, hanno solo domande e in questo ci somigliano. In Euripide la sorte e’ parola molto usata, le divinita’ da olimpiche diventano silenziose”. (ANSA)