Open Arms: capo missione racconta disperazione profughi

Due soli bagni per oltre 100 persone, acqua potabile e vestiti di ricambio razionati, profughi ammassati sul ponte in condizioni igieniche disastrose e molto provati psicologicamente. A raccontare l’inferno dei migranti soccorsi in mare dalla nave Open Arms nell’estate del 2019, per giorni bloccati sull’imbarcazione dal divieto di sbarco a Lampedusa imposto dal Viminale, e’ Annabelle Montes, capo missione della ong spagnola. Una descrizione cruda ascoltata dai giudici del tribunale di Palermo che, proprio per il no all’attracco dei profughi soccorsi in mare, processano l’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini per sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio. “Le condizioni igieniche, fisiche e psicologiche dei migranti erano pesantissime. Le persone erano disperate”, ha raccontato la teste, che ha descritto i tre salvataggi compiuti dalla Ong tra l’1 e il 9 agosto 2019 e i giorni convulsi seguiti ai soccorsi.

“Avevano saponette condivise – ha raccontato – Alcuni migranti avevano ustioni provocate durante il viaggio dal mix tra il gasolio e l’acqua di mare”. Nei giorni che seguirono i soccorsi, la nave chiese l’indicazione del porto sicuro a piu’ Stati: Malta, Tunisia, Italia che pero’ aveva fatto gia’ sapere alla ong che non sarebbe potuta entrare nelle acque nazionali. Col passare dei giorni le condizioni dei migranti e quelle del mare diventarono insostenibili. “Appena sapemmo che il Tar aveva annullato il divieto di entrare nel mare italiano ci dirigemmo verso Lampedusa avvertendo le autorita’ che ci autorizzarono, ma continuarono a vietare lo sbarco. – ha detto la teste – Una situazione di stallo a cui i profughi reagirono con gesti inconsulti: alcuni si buttarono in mare. Solo l’intervento della Procura di Agrigento sblocco’ la situazione e fece scendere a terra i migranti”. Salvini, presente in aula, ha ascoltato la deposizione preceduta dalla testimonianza di Fabrizio Mancini, direttore del Servizio Immigrazione del ministero dell’Interno che ha ribadito che la decisione sulla assegnazione del porto sicuro veniva dal Gabinetto del Viminale.

“Ritengo che non sia possibile – ha spiegato – che un ministro non sappia cosa fa il suo Gabinetto”. Una udienza fiume quella di oggi con duri botta e risposta tra accusa e difesa proprio durante la deposizione di Mancini con la legale di Salvini, l’avvocato Giulia Bongiorno, che ha piu’ volte bacchettato il pm accusandolo di interrompere il teste. Teste che ha spezzato una lancia per la scelta del leader della Lega. “Rientra tra i compiti del ministro dell’Interno preoccuparsi dell’ordine e della sicurezza pubblica del suo Paese. In quel periodo c’era l’Isis e la preoccupazione che all’interno della massa di persone che arrivavano potessero esserci male intenzionati non era strana, credo fosse una preoccupazione legittima”, ha detto. Durante una pausa forzata per un guasto all’impianto elettrico nell’aula bunker dell’Ucciardone, dove si svolge il processo, Salvini ha sottolineato: “E’ frustrante essere a processo nell’aula che ha ospitato i peggiori mafiosi dopo avere combattuto il traffico di essere umani”. Poi ne ha approfittato per assaggiare alcune tipicita’ palermitane: “ho mangiato pane e panelle, un’arancina e un cannolo con la ricotta” ha confidato ai cronisti nell’attesa che l’elettricista ripristinasse l’impianto. (ANSA)