Open Arms, teste: decisione su Pos veniva da Viminale

Il decreto di interdizione, dell’agosto del 2019, all’ingresso nelle acque italiane alla nave Open Arms con a bordo i migranti soccorsi in mare, l’annullamento del provvedimento da parte del Tar, le richieste di assegnazione del porto sicuro (Pos) fatte dalla ong catalana sono state al centro della deposizione di Fabrizio Mancini, direttore del Servizio Immigrazione del ministero dell’Interno, che sta rispondendo alle domande del pm al processo per sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio che vede imputato a Palermo l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini. Il leader della Lega e’ accusato di aver rifiutato illegittimamente lo sbarco a Lampedusa di 147 migranti soccorsi dalla nave della ong spagnola Open Arms ad agosto del 2019. “All’epoca delle vicende della Open Arms ero in servizio. – ha raccontato – Fino alla pronuncia del Tar c’era un decreto interministeriale di interdizione delle acque italiane alla nave della ong spagnola. Dopo la pronuncia del Tar che sospese il decreto, il 14 agosto, si pose il problema e mi venne detto, da parte del Gabinetto del Viminale, che l’orientamento era procedere all’emissione di un nuovo decreto interministeriale che potesse bypassare la sospensiva del tribunale. Poi, pero’, il decreto non fu fatto”.

“La mattina del 15 agosto seppi che era stato accordato un punto di fonda in prossimita’ di Lampedusa a causa delle nuove condizioni meteo. Sempre nello stesso giorno vennero fatte alcune evacuazioni mediche. – ha spiegato – Dopo la pronuncia del Tar la Open Arms fece diverse richieste di porto sicuro (Pos), una il 14 agosto indirizzata anche al Gabinetto del ministero dell’Interno. Tornai in ufficio il 16 agosto e chiesi se c’erano novita’. Nella mattina del 16 arrivarono altre richieste di Pos, ce lo disse la Capitaneria di Porto. Ricontattai il vicecapo di Gabinetto, la dottoressa Garroni, e la risposta che mi fu data era che per quanto riguardava i presunti minori a bordo non c’erano state indicazioni dal Tribunale dei minori di Palermo e che per il decreto di sospensiva l’orientamento era che l’atto era stato annullato ma non imponeva l’obbligo di sbarco”.

“Intervenne – ha proseguito – un atto di diffida della Open Arms che ci fu inviato dalla Capitaneria. Informai la Garroni che non ne sapeva nulla e mi chiese di mandarglielo su whatsapp dicendo che ne avrebbe parlato col capo di gabinetto. Riferii tutto al mio direttore centrale che era in ferie, al vice capo della polizia vicario”. “Il 17 mattina – ha aggiunto – chiesi alla questura di Agrigento se il tribunale dei minori aveva dato indicazioni sulla sorte dei 31 minori a bordo e il questore mi scrisse che non avevano ancora ricevuto nulla. Quel giorno andai in ferie ma continuai a essere contattato al telefono e mi dissero che alcuni migranti si erano buttati a mare per cercare di raggiungere Lampedusa ma che erano stati recuperati”. “La decisione se assegnare il Pos o meno – ha concluso – veniva dal Gabinetto del Viminale. Ritengo che non sia possibile che un ministro non sappia cosa fa il suo Gabinetto”. (ANSA)